La religione, inclusa quella cristiana, è autentica esperienza di fioritura umana e di liberazione se non diventa la monopolista della vita, se lascia spazio ad altre dimensioni dell’esistenza.
Viviamo in un’epoca in cui le regole di convivenza condivise sembrano saltate, mentre a dominare il mondo è la legge del più forte. Che sta succedendo? Quali sono le possibili vie d’uscita?
In un’epoca in cui la guerra viene invocata come fatalità inevitabile, come unica risposta possibile alle tensioni geopolitiche, riscoprire il senso profondo della parola «pace» diventa un atto rivoluzionario.
La fine del regime di Khamenei, l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran per riscrivere gli equilibri nel mondo arabo, e la rappresaglia di Teheran contro i Paesi del Golfo stanno producendo un cataclisma geo-politico epocale.
La fine di febbraio, ultime code dell’inverno, mi appare sempre un periodo nero, incerto, pericoloso. Guerre che cominciano, guerre che finiscono. Che fingono di finire. Guerre, insomma.
Un progetto di ricerca bioculturale finalizzato a indagare il rapporto tra la comunità Inuit nella terra dei ghiacci e il suo territorio: lo ha avviato il MUSE di Trento in collaborazione con The Red House Greenland Foundation di Robert Peroni.