Le emozioni sono tante e sfumate e ognuna porta un proprio messaggio. Imparare a chiamarle per nome è un dono che ci aiuta a vivere in maniera più autentica e anche a fare discernimento vocazionale in modo più profondo e fruttuoso.
Come ci insegna san Francesco, la preghiera è decentramento: adorazione di Dio e non di sé, benedizione come libertà di riconoscere in Lui il contenuto di ogni bene e di scrutarlo nella logica rovesciata della Croce, dove il morire è dare vita.
C’è un modo di stare in rete con garbo, costruendo pensieri di bene e un buon parlare. Mettendoci competenza umana, da protagonisti che non hanno paura.
La notte del 12 dicembre 1818, sotto la Basilica di Assisi, cinque frati armati di picconi e lanterne svelarono, dopo 588 anni, il luogo della sepoltura di san Francesco. Una storia avvincente in cui si intrecciano segreti e leggende.