Avrai sempre la mia voce
Linda De Luca vive negli Stati Uniti, dove lavora come interprete medica (in particolare per la lingua italiana). Questa figura è presente di norma nelle strutture ospedaliere del paese: ai pazienti che non sono madrelingua viene affidato un interprete.
Il libro (autobiografico) presenta il racconto della sua esperienza, attraverso la testimonianza di molti incontri che ha avuto. Ogni capitolo si focalizza su un concetto attorno al quale ruotano le storie raccontate, facendo emergere il livello professionale e umano.
Da un punto di vista professionale l’attenzione è quella di non mettere a disagio la persona, non entrare in discussioni troppo personali, anche perché spesso si tratta di cose molto delicate. L’atto del tradurre, poi, non è solo un riportare le informazioni comunicate, ma anche cogliere i sottintesi o le espressioni idiomatiche legate alla particolare cultura. Questo richiede un’intelligenza linguistica, basata sulla rielaborazione dei concetti, sulla ricerca e selezione dei termini più adeguati e sull’espressione verbale. Tutto in pochi secondi, più a livello inconscio che conscio: un’applicazione profonda dell’arte dell’ascolto.
Dal punto di vista umano, Linda incontra persone straordinarie, con vite straordinarie, che le hanno fatto spazio e che lei ha accolto. I momenti particolarmente intensi vissuti con loro, magari senza più vederli in seguito, diventano insegnamenti di vita, occasioni per imparare a conoscere meglio se stessa, anche attraverso gli errori e le difficoltà, che portano a esplorare i confini e i limiti della propria persona.
Conclude l’autrice: «sono certa che l’attività di interpretariato in ambito ospedaliero sia una pratica di assistenza oggettivamente imprescindibile per sostenere non solo il fattore emotivo, ma la praticabilità dell’esercizio medico, sia per coloro che soffrono che per coloro che curano».
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