In cammino
Il mettersi in cammino è un tratto caratteristico dell’essere umano. Da sempre, anche prima delle grandi migrazioni, uomini, donne e bambini si sono messi in cammino. In prevalenza è gente povera, spesso contadini, che per sopravvivere alla miseria sono costretti a cercare un lavoro stagionale, spesso distante da casa. Il libro presenta diverse categorie di persone che, nella storia italiana degli ultimi secoli (soprattutto Ottocento), hanno avuto nel movimento una condizione caratteristica della loro esistenza.
Nella prima parte si incontrano persone sfruttate come forza lavoro: pastori, carbonai, braccianti, spazzacamini... mestieri soprattutto maschili (tranne le mondariso e le serventi), in cui lo sfruttamento era all’ordine del giorno, così come il lavoro minorile. I bambini, spesso dati in affitto dai genitori a un padrone, apprendevano per imitazione, venendo spesso puniti quando non capivano. La trasmissione del sapere pratico avveniva per “impregnazione”; si tratta infatti di «mestieri caratterizzati dal fare e non dal dire» che «lasciano poco spazio alla formalizzazione orale». Il ruolo della donna era spesso disconosciuto: lei rimaneva a casa occupandosi dei figli, dei vecchi e dei malati. Senza la sua presenza, l’uomo non sarebbe potuto migrare.
La seconda parte è dedicata agli ambulanti, cioè a coloro che commerciavano qualsiasi tipo di mercanzia. Interessante, a partire soprattutto dal XVI secolo, la presenza di ambulanti librai, che vendevano libri, pur essendo analfabeti; anche grazie a loro è stata possibile la diffusione di libri censurati (ad esempio durante il Risorgimento).
Un’altra categoria è quella dei commedianti (terza parte del libro): tra di loro troviamo musicanti, cantastorie, attori... mestieri che si trasmettono di padre in figlio, alcuni molto curiosi, come l’orsante, che gira con un orso ammaestrato. Una nota interessante, in questo contesto, riguarda il lavoro minorile: anche tra i commedianti spesso c’erano bambini sfruttati che però, a differenza della categoria della forza lavoro, erano visibili in pubblico. In tal modo la loro situazione viene posta sotto l’attenzione di tutti e si apre il dibattito politico sul tema (anche se solo nel 1886 ci sarà in Italia il primo provvedimento a tutela del lavoro dei minori).
L’ultima parte è titolata “pedibus calcantibus”, cioè «coi piedi che pestano», riferita a quelle persone che si mettono in cammino per decisioni di vita: pellegrini, mendicanti, camminanti, vagabondi. Spesso bersagliate, perché viste con sospetto, anche per la presenza di molti frodatori: falsari, birbanti, persone che si spacciavano per preti o religiosi, ciarlatani, finti pellegrini.
Il libro restituisce un quadro ampio e documentato (in un ambito in cui le fonti non sono molte), che fa riflettere sul tema delle migrazioni, con evidenti analogie con l’attualità: «un extracomunitario lavora in condizioni simili a quelle di uno scarriolante ottocentesco». Un invito a non dimenticare il nostro passato, recuperando il senso e la complessità del mettersi in cammino.
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