Cosa non è vocazione? Otto idee sbagliate e fuorvianti
Quante volte abbiamo sentito parlare di vocazione? Magari a catechismo, in un ritiro spirituale… o forse qualcuno di noi ha anche avuto conversazioni serie sul futuro e si è sentito dire: «Hai mai pensato alla tua vocazione?». Ma che cos’è davvero la vocazione? E perché, a volte, quando ne parliamo ci sentiamo un po’ persi o confusi, oppure ci viene ansia e paura? La verità è che tutti noi abbiamo delle idee distorte su cosa sia la vocazione. Abbiamo preconcetti e immagini mentali che, invece di aiutarci, ci spingono fuori strada, facendoci sentire sotto pressione o scoraggiati. Per questo motivo in questo articolo, voglio provare a elencare le otto idee sbagliate più comuni sulla vocazione e spiegarvi perché sono fuorvianti, perché non ci aiutano nel cammino.
1. «La vocazione è solo per preti, frati e suore»
Questa è una delle idee più diffuse. Molti pensano che il termine «vocazione» sia sinonimo di diventare prete, o frate, o suora. Ma questa visione è molto limitante. La vocazione, in realtà, è qualcosa di universale: ognuno di noi è chiamato a una vita piena e autentica. Dio vuole camminare insieme a ciascuno di noi e costruire una vita unica e irripetibile, che può assumere tantissime forme diverse. La vocazione infatti non si limita solo alla vita religiosa, ma può essere il matrimonio, il lavoro, o anche una missione personale che ci porta a servire gli altri in modo significativo (perfino per i «single»). Ridurre la vocazione solo a «preti e suore» significa non vedere il disegno più grande che Dio ha per l’umanità (qui trovi un articolo dove abbiamo approfondito questo aspetto: quante sono le vocazioni?). Restare dentro questo orizzonte ristretto ci porta inevitabilmente ad aver paura della vocazione, a sentire che «non fa per me», e quindi a non percorrere la nostra strada personale con creatività e libertà, con la conseguenza che la nostra vita ne resta impoverita o bloccata, e la Chiesa stessa (e tutta l’umanità) perde la possibilità di avere un fiore nuovo nel proprio giardino!
2. «La vocazione è un enigma da risolvere, un segreto nascosto che devo scoprire»
Un altro preconcetto comune è che la vocazione sia un mistero da svelare, come se Dio si divertisse a nasconderla e noi dovessimo risolvere un enigma per capirla. Secondo questa idea la mia strada sarebbe già scritta in ogni suo dettaglio da qualche parte e sarebbe l’unica via possibile per la mia realizzazione personale. Però questo foglio è nascosto, e io devo scovarlo, altrimenti la mia vita sarà tutta un fallimento. Mamma mia, se il nostro Dio fosse un tale sadico… sarebbe meglio cambiare religione! In realtà la vocazione, invece, è un progetto a quattro mani, che il Signore ed io elaboriamo insieme, piano piano, in maniera graduale. Certamente lui ha delle indicazioni preziose per me, per indirizzare questo progetto, in quanto mi ha creato e mi conosce meglio di quanto io stesso/a mi conosca! Ma queste indicazioni non sono stringenti e vincolanti, non sono già tutte predeterminate fino al dettaglio. E soprattutto: lui non si diverte a tenercele nascoste, anzi! Lui è nostro alleato nel cammino di ricerca, e desidera farsi incontrare da noi!
3. «La vocazione è una visione, qualcosa che si sente in maniera inequivocabile»
A volte qualcuno dice che ha «sentito» la vocazione, oppure che non «sente» la vocazione. Forse per qualcuno la vocazione assomiglia ad una «telefonata» da parte di Dio, o comunque ad una intuizione chiara, distinta, definitiva, auto-evidente, come se una voce esteriore o interiore ti dicesse «devi fare questo». Talvolta qualcuno attende per questo il momento in cui avrà una visione, un’apparizione, per avere chiaro cosa deve fare. E d’altra parte, quindi, c’è il mito che se non siamo sicuri della nostra vocazione, allora significa che stiamo sbagliando oppure, peggio, che «siamo sbagliati», e che non riusciremo mai a trovare la nostra strada. Pensiamo che, in qualche modo, stiamo deludendo Dio, perché non riusciamo a sentire chiaramente la Sua voce.
In realtà la vocazione «non si sente»! Non è una rivelazione puntuale e precisa: se così fosse, dove starebbe la nostra libertà? Forse per qualcuno può esserci un episodio di incontro con Dio particolarmente forte e importante, e da lì può scaturire un cammino di discernimento vocazionale, ma esso non è mai né risolutivo, né tanto meno necessario o obbligatorio da avere nel curriculum! La vocazione non è questione di certezza in questo senso, e non si tratta nemmeno semplicemente di un’emozione, come se fosse qualcosa di irrazionale che mi prende dentro e a cui io dovrei obbedire senza farmi troppe domande. Piuttosto la vocazione è una «certezza» interiore, di tutt’altro segno e costituzione, che nasce dalla grazia di Dio che tocca la mia anima e chiede una risposta libera. Ma è una «certezza» molto particolare, che cresce nel tempo, piano piano, attraverso un sano discernimento. Se Dio ti sta chiamando, la certezza dentro di te crescerà tanto più, quanto tu gli risponderai con generosità.
Il discernimento infatti non è un processo lineare e non c’è una «formula magica» per sentirsi sempre sicuri di ciò che Dio vuole. Ascoltare Dio richiede pazienza e apertura. A volte, la sua voce è più un sussurro che un urlo, e c’è bisogno di tempo per sintonizzarsi con Lui. Non dobbiamo farci sopraffare dall’ansia. Dio non ha fretta, e neanche noi dovremmo averne. Certamente siamo chiamati a crescere nella nostra capacità di ascoltare la sua voce, ma ciò che ci è chiesto è di «essere in cammino e di fare del nostro meglio», non di «essere già arrivati e aver già capito tutto»!
4. «La vocazione è per i più bravi e i più santi (quindi non per me)»
Talvolta qualcuno pensa alla vocazione come ad un premio per i più bravi, per i più santi, per i più buoni, per i più intelligenti. Ho sentito spesso dire: «non sono all’altezza di questa vocazione, sono pieno/a di peccati, sono ignorante, sono timido/a, sono sfigato/a… è impossibile che Dio chiami me!». Ma la vocazione non è un premio, non un riconoscimento alla nostra bravura o intelligenza o bontà. Essa è invece sempre e solo pura gratuità da parte Dio, un dono e un invito d’amore assolutamente libero, che egli fa e rivolge a chi vuole, come vuole e quando Lui vuole. Anzi, al contrario: se pensi di «meritarti» una vocazione, sei ben fuori strada! Se invece pensi di «non meritartela», allora forse il Signore sta proprio chiamando te!
5. «La vocazione è una fuga o un rifugio»
Per qualcuno la vocazione è semplicemente una fuga. La vita è complicata, ho tanti problemi, nessuno mi vuole… allora scelgo una vocazione come fuga da questa situazione, per trovare un rifugio in cui nascondermi dal mondo, dalla vita, e dalle loro pretese. Questa idea distorta a volte funziona anche al contrario: qualche volta il Signore sta davvero chiamando, ma la persona stenta a rispondere, perché ha paura che non si tratti di vera vocazione, ma di star solo scappando da qualcosa…
Mi sembra evidente che in realtà la vocazione non può mai fondarsi sull’incapacità di affrontare la vita. La vocazione non può essere il ripiego a frustrazioni e delusioni varie (lavorative, familiari, sociali…), né tanto meno a immaturità umane, o affettivi, o sessuali… Consacrarsi o sposarsi nella speranza di trovare un «nido caldo e protettivo» è pericoloso e illusorio. Infatti i problemi da cui si pensa di scappare non si dissolveranno, ma, anzi, torneranno più grossi di prima. Una vera vocazione piuttosto ti espone alla vita, ti mette alla prova, tira fuori il meglio di te, ti spinge a donarti e spenderti per gli altri, più che a tutelare e custodire te stesso/a.
6. «La vocazione va capita prima possibile: vietato perdere tempo!»
Spesso a molti viene da pensare che se non capiscono subito cosa fare con la loro vita, allora stanno fallendo. Sentono gli anni scorrere, magari vedono che alcuni amici o fratelli hanno già intrapreso una strada, e si sentono «in ritardo». Ma la realtà è invece che la vocazione si scopre camminando. Non è una decisione presa in un momento, dopo una folgorazione, una volta per tutte. È un percorso che si svela gradualmente, fatto di scelte, di crescita personale, di momenti in cui proviamo e magari falliamo. La volontà di Dio per noi si manifesta man mano che viviamo, ci apriamo agli altri e scopriamo noi stessi. Certamente questo non significa fare 25 anni di discernimento vocazionale… ad un certo punto una scelta va presa, e avvertire questa urgenza è un buon segnale, che dice il desiderio di donarsi, di spendersi, di mettere a frutto la propria vita. Però l’ansia e la fretta non sono mai buone consigliere nel cammino di discernimento (come non lo sono, d’altra parte, nemmeno la continua attesa di qualcosa, il continuo rimandare, il non decidere mai, l’eterna procrastinazione…).
7. «La vocazione è una fregatura, qualcosa che mi rende infelice o che io non voglio»
Forse questa è l’idea più spaventosa: pensare che, per seguire la volontà di Dio, dobbiamo rinunciare a ciò che ci piace o ci rende felici. Sembra quasi che Dio voglia metterci alla prova o che la vocazione sia sinonimo di sacrificio doloroso. Ci sembra che Dio ci voglia fregare! Ma Dio non ci chiama mai a qualcosa che ci spezza, che ci annienta, che è totalmente contrario a ciò che avvertiamo autenticamente dentro di noi. Lui ci conosce meglio di quanto conosciamo noi stessi, e la sua chiamata è sempre per il nostro bene, e ci svela la verità più profonda di ciò che siamo. Certo, ogni vocazione ha le sue sfide («chi mi vuole seguire prenda la sua croce e mi segua» cfr. Mt 16,24), ma porta con sé anche gioia e pienezza che vanno oltre la nostra comprensione o aspettative. Se una vocazione ci spaventa, potrebbe essere perché non la comprendiamo ancora del tutto. Ma ricordate: Dio non ci toglie mai niente senza darci molto di più in cambio.
8. «La vocazione è la mia realizzazione personale»
Infine si può pensare alla vocazione come a qualcosa di unicamente mio, che dipende solo da me, e che mira anzitutto alla mia realizzazione personale. La vocazione sarebbe la scelta che mi conduce a stare bene con me stesso/a, a realizzarmi, ad essere felice, ad esaudire tutti i miei desideri… E quindi dipenderebbe solo da me, devo scegliere io e basta! Anche qui, mi spiace deludervi… La vocazione non è mai qualche cosa di unicamente mio. La vocazione non è mai anzitutto legata all’autorealizzazione personale, ma è sempre per qualcun altro. Essa è per Dio, per la Chiesa, per i poveri, per il Vangelo, per la missione, per l’amore… persino «per questa donna / quest’uomo a cui voglio donare tutto». Quando manca questo slancio e sguardo all’esterno, che mette al centro altro rispetto a sé, non c’è vera vocazione! E proprio per questo motivo se è vera vocazione, essa non è mai fuori dalla Chiesa. Non è il semplice «sentire» di qualcuno, che deve essere a tutti i costi riconosciuto, accolto ed esaudito dagli altri! Essa nasce dentro la comunità, e per la comunità. E proprio per questo il discernimento è un processo che va condiviso, in tante forme diverse (la guida spirituale anzitutto, ma anche gli amici, i fratelli/sorelle, la/il fidanzata/o, ecc…).
Conclusione
Parlare di vocazione è sempre qualcosa di complesso e sfidante, ma anche di attraente e meraviglioso. È un viaggio pieno di scoperte, di momenti in cui sbagliamo, ci rialziamo e impariamo di nuovo a camminare con fede, con Dio, verso la scoperta di ciò che siamo veramente e del «per chi» siamo veramente. Abbiamo visto alcune idee sbagliate sulla vocazione. Le abbiamo appena accennate: chissà che non riusciamo piano piano a fare degli articoli di approfondimento su ciascuna di queste… Probabilmente poi ce ne saranno anche altre… qual è la tua? Cos’è vocazione per te?
Non dobbiamo avere paura delle idee sbagliate o dei preconcetti: è abbastanza normale essere dentro a uno (o più di uno) di questi loop, soprattutto all’inizio del cammino! Non si tratta quindi di colpevolizzarsi, quanto piuttosto di affrontarli, parlarne con la nostra guida spirituale, e imparare piano piano che la vocazione non è un enigma, non è una fregatura, non è un obbligo, ecc…, ma un percorso che si vive giorno per giorno in compagnia di Dio. Quindi, appello per tutti voi: non abbiate paura di cercare, esplorare e sbagliare. Il Signore è con voi in ogni passo, anche nei momenti in cui vi sentite persi. La sua chiamata non è un obbligo pesante, ma un invito a vivere la vita al massimo, con gioia e pienezza.
Buon cammino ancora a tutti!
fra Nico – franico@vocazionefrancescana.org
Puoi leggere questo e molti altri articoli sui frati nel blog Vocazione Francescana. www.vocazionefrancescana.org.
Prova la versione digitale del «Messaggero di sant'Antonio»!