Una parabola problematica
«Buongiorno, vorrei avere un parere su un brano del vangelo di Luca che mi ha lasciato un dubbio: è quello dove si parla della parabola dell’amministratore disonesto. Da come ho capito, Gesù loda l’amministratore disonesto, ammirando la sua attività fraudolenta. Possibile? C’è qualcosa che mi sfugge. Pace e bene».
Lettera firmata
Le parabole sono un genere letterario di non facile interpretazione. Infatti, esse hanno una forma particolare: descrivono una situazione familiare (almeno per le persone del tempo di Gesù) e invitano a immedesimarsi nei personaggi, ma finiscono col destabilizzare chi ascolta. Non sono insegnamenti diretti (come dire: «Devi fare questo o non devi fare quello», ciò che troviamo, ad esempio, nel Discorso della montagna), ma vogliono mettere in discussione certi modi di vivere. In alcuni casi – quello dell’amministratore disonesto è uno dei più eclatanti – le cose proprio non ci tornano… ma è voluto che sia così.
In fondo, noi vorremmo mettere a posto il Signore, capire quello che dobbiamo fare, punto e basta. Invece non è così: il Signore ci vuole in cammino, sempre. Perché la vita stessa funziona in questo modo: non ci sono delle ricette che vanno bene per affrontare qualsiasi situazione. Si può però scegliere a che cosa (o a chi) legare la propria vita: Gesù propone di legarla a lui. Ci sono varie interpretazioni della parabola: alcune tendono ad annullarne l’aspetto scandaloso, suggerendo che in realtà l’operato dell’amministratore sia una sorta di riparazione. Egli avrebbe rinunciato alla somma che gli spettava come proprio utile, non chiedendola ai debitori del padrone.
Questa possibilità, tuttavia, è difficilmente accettabile, perché comunque l’amministratore è definito disonesto anche nel seguito. Forse, invece, Gesù racconta proprio una storia che scandalizza per suscitare interrogativi in chi gli sta di fronte, perché anche in un comportamento disonesto ci possono essere degli aspetti interessanti. L’amministratore, infatti, utilizza in modo astuto il tempo che gli è dato, con intraprendenza: non si lascia abbattere, ma cerca una soluzione, investendo su relazioni che possano accoglierlo in futuro. Pertanto, l’invito è quello di trarre ispirazione dall’astuzia e dall’intraprendenza di quest’uomo, non di giustificare un comportamento disonesto.
Oggi c’è tanta gente che si adopera con grande intelligenza (magari anche scaltrezza) per le cose del mondo, e invece noi cristiani spesso siamo come addormentati nel darci da fare con le cose più importanti, quelle del cielo! Ancora più strano è quando Gesù chiede di essere fedeli nella ricchezza disonesta: che cosa significa? Non di comportarsi in modo ingiusto: la ricchezza del mondo ha in sé una radice problematica, in quanto si propone come un idolo che vorrebbe sostituire Dio. Per questo è detta disonesta, iniqua. Ma dobbiamo averci a che fare, ed è possibile usarla per il bene, tenendo sempre presente che non si possono servire due padroni: o Dio o la ricchezza.
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