Liberi dal rancore
«Sii dimentico di ogni rancore del cuore, di ogni rivalità. Quando parli, non parlare mai di chi è assente, se non in bene. Di ogni persona assente, che non ami in verità e purezza, ti prego, fratello mio, dimenticati, mentre parli» (Sant’Antonio, Sermoni, Domenica XVI dopo Pentecoste, 5).
Occorre essere realisti: se qualcuno ci ha fatto del male è quasi impossibile dimenticarcene. Forse ci piacerebbe riuscirci. Ci libererebbe da un gran peso. Ma è davvero arduo alleggerire la nostra memoria da certi ricordi amari. Il rancore rischia di depositarsi dentro di noi, dilatandosi silenziosamente a macchia d’olio. Niente da fare; svuotare la nostra mente dal ricordo di coloro che abbiamo sperimentato come persone ostili o piene di rivalsa nei nostri confronti è difficile.
Sant’Antonio sa bene quanto sia arduo pretendere di dimenticare le malignità patite. Non a caso afferma: «Sii dimentico!». È un po’ diverso rispetto a: «Dimentica!». Se è impossibile dimenticare ogni rancore e risentimento, sembra invece che «essere dimentichi» sia un atteggiamento praticabile. Dipende più dalle nostre scelte, dalla nostra libera decisione di non tenerne conto. È così: se ricevo un’offesa me ne ricorderò forse fin che campo. Ma non lasciarmene influenzare troppo dipende da me. Grande saggezza.
Tante volte si sente dire: «Perdono, ma non dimentico». Quasi ad affermare: «Sì, sì, faccio finta che tu non mi abbia fatto nulla, ma prima o poi te la farò pagare, prima o poi te lo rinfaccerò, prima o poi mi prenderò la mia rivincita». Questo non è in alcun modo perdonare. Essere dimentichi d’ogni rancore significa decidere con fermezza di non mettere in atto, né oggi, né domani, né mai, alcun comportamento rivendicativo. Rimane forse un’ombra amara nella memoria; ma è più forte la decisione di non contraccambiare il male con altro male. Da un lato è impegnativo, certo. Vuol dire rinunciare seriamente a non attuare alcunché che sia all’insegna della rivalsa. Dall’altro è una gran liberazione! Sì, siamo liberati da tutti quei sensi di colpa che possono soffocare il nostro cuore quando ci rendiamo conto che non riusciamo a scordare il male ricevuto. Questo non conta, sembra dirci Sant’Antonio. Non preoccuparti. Conta piuttosto la tua decisione a non agire concretamente contro qualcuno. I tuoi sentimenti, al limite, potranno anche mantenere il retrogusto di una certa ostilità; ma hanno più valore i tuoi comportamenti, le tue scelte non vendicative.
Un’altra cosa sa bene, sant’Antonio. Sa che non possiamo amare tutti allo stesso modo. Anzi, ci sarà sempre qualcuno che non riusciamo ad amare affatto, «in purezza e verità». Verso cui non proviamo alcuna simpatia o affinità. Ancora una volta, però, non dobbiamo temere. Pazienza se affiorano nel nostro cuore antipatie. L’importante è che non ce ne lasciamo influenzare nel nostro modo di agire. Ed ecco, in questa direzione, un’esortazione molto concreta: se vi è qualcuno verso cui provi repulsione, evita di parlare di lui. Se tu lo facessi, ne parleresti male. Se devi parlare di qualcuno mentre è assente, parlane bene. Altrimenti stai zitto. Gran cosa, gran cosa saper custodire la discrezione del silenzio! Noi, istintivamente, preferiremmo prenderci la libertà di dire tutto ciò che ci viene in mente, senza ritegno.
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