24 Febbraio 2026

Deserti di coppia

Quando il coniuge non soddisfa il nostro bisogno di amore e di riconoscimento, la tentazione è quella di ricorrere a facili soluzioni, pretendendo che l’altro si conformi alle nostre esigenze più profonde. Ma Gesù ci insegna a cambiare prospettiva.
Deserti di coppia

© Margherita Allegri

«In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane”. Ma egli rispose: “Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”» (Mt 4,1-11)

Quanti deserti viviamo nelle nostre relazioni? Quante volte soffriamo il digiuno del rispetto dell’altro per la nostra persona? Quante volte patiamo la mancanza di un pieno ascolto da parte di chi abbiamo scelto di porre al nostro fianco? Quante volte sentiamo i morsi della solitudine, dell’assenza dell’altro, del sentirsi ignorati?

Spesso, nel mio lavoro di psicoterapeuta, raccolgo le lacrime di donne e uomini che soffrono la mancanza d’amore e stima da parte del proprio partner. A volte mi ritrovo a pensare che non possa esistere un dolore più grande di quello derivante dal non sentirsi amati. In quei momenti di deserto, in cui soffri un digiuno obbligato da una situazione in cui non trovi nulla che disseti e nulla che sfami, vivi un’aridità senza soluzioni e magari speri che la parola del Padre venga a consolarti, giunga in tuo soccorso. Invece, proprio nell’apice dell’insoddisfazione dei tuoi bisogni più profondi, arriva il tentatore a suggerirti delle soluzioni facili per uscire dalla tua situazione. Il diavolo s’insinua nei tuoi pensieri, nei tuoi ragionamenti e sembra essere lì per aiutarti a porre fine al tuo digiuno, finalmente sfamando la tua fame d’amore, di riconoscimento, di ascolto, per soddisfare i tuoi bisogni più intimi.

Il diavolo aspetta quaranta giorni per tentare Gesù: perché aspetta così tanto? Perché attende che la sua fame diventi insopportabile, il suo appetito violento, il suo bisogno di saziarsi potente. Così fa anche con te. Non si insinua nei tuoi pensieri alla prima litigata, alle prime incomprensioni, alle prime insoddisfazioni rispetto alla tua relazione di coppia, pazientemente aspetta che queste si accumulino, che le emozioni negative si facciano più forti, che la tua fame d’amore diventi insopportabile, è allora che comincia a suggerirti le sue soluzioni. Gesù ha un bisogno insoddisfatto, Gesù ha fame, e questo lo sappiamo perché il testo ce lo dice chiaramente. Il diavolo fa leva proprio su questo bisogno insoddisfatto. L’implicito su cui si basa il tentatore è semplice: se hai un bisogno, questo va assolutamente soddisfatto. Secondo questo principio, la soddisfazione di un bisogno è un assoluto. Non importa come questo avvenga, l’importante è che il bisogno venga esaudito. Ovviamente non è qualcosa di sbagliato in sé se ho bisogno di essere capito e accolto da mia moglie e spero che questo possa essere soddisfatto.

L’inganno sta nel farci credere che la soddisfazione di questo bisogno debba diventare un imperativo assoluto, addirittura pretendendo che la realtà si conformi alle nostre esigenze. Infatti la soluzione che il tentatore dà alla fame di Gesù è «se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Il diavolo vuole che Gesù «pervertisca» la realtà pur di soddisfare la sua fame, chiede a Gesù di usare la sua forza, il suo potere divino, per trasformare la realtà in qualcosa di soddisfacente la natura del bisogno. Delle pietre devono diventare dei panini. Anche il tentatore agisce così in te, rispetto alla tua relazione, quando ti suggerisce di trasformare tua moglie/marito in qualcosa di più soddisfacente per te.

Il diavolo spesso ci suggerisce di usare il nostro potere per cambiare l’altro, per renderlo più adatto alla nostra soddisfazione personale. Questo succede quando cominciamo a lamentarci con il nostro partner perché non è abbastanza attento, premuroso, amorevole o è troppo passivo, incapace, distratto. Quando i nostri bisogni personali diventano un assoluto, l’altro diventa un sasso da far diventare pane, un oggetto che deve assumere connotati utili al nostro appagamento. La questione qui non è che non posso chiedere più cura o amore al mio partner, ma se lo faccio tenendo conto dell’inalienabile alterità della persona che ho sposato, oppure se metto al centro di tutto, come imperatore assoluto, la mia fame affettiva.

Gesù, nella risposta che dà al diavolo, ci spiazza e ci riporta a un altro tipo di riferimento. Non è la fame conseguente al mio digiuno che comanda la realtà, ma l’affidarmi alla Parola del Padre, al suo desiderio sulla mia vita, che mi permetterà di saziare la mia esistenza. Non è tormentando l’altra persona nel tentativo di farla diventare quello che non è che risolverò le cose, ma chiedendo al Padre di donarmi Parole su questa mia vita matrimoniale: «Padre cosa mi stai chiedendo in questo matrimonio? Cosa mi stai chiedendo di essere rispetto a questo non sentirmi amato/a?». Grazie alle Parole del Padre potrai vivere veramente, queste possono saziare la tua fame in un altro modo, decentrandoti dai tuoi bisogni e ri-orientandoti dal suo vertice. Signore aiutaci a cercare le Tue Parole sul come abitare i nostri bisogni affettivi e le insoddisfazioni che la realtà della nostra relazione inevitabilmente crea, aiutaci a vivere di Te.

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Data di aggiornamento: 24 Febbraio 2026

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