Fiducia, in crisi… di fiducia (II^ parte)

Pubblichiamo la seconda parte del dossier di settembre. Viaggio al centro di un’attitudine alla base di ogni relazione, personale e sociale, che oggi appare sempre più difficile da vivere. A che cosa è dovuta questa difficoltà?
04 Settembre 2026 | di

La fiducia tradita

Il problema, a livello personale ma anche sociale, nasce quando la fiducia, pur appresa e messa in campo, viene a un certo punto tradita. Ed ecco allora che le amicizie o le famiglie si sfasciano e i cittadini iniziano a dubitare di tutto: non vanno più a votare «perché i politici fanno solo i loro interessi…», non credono più nella veridicità di quanto leggono «perché i giornalisti sono prezzolati e mentono…», non si fidano più dei medici «sempre al soldo di big pharma» e così via… Ma quando il virus della sfiducia colpisce una società, la mette seriamente a rischio. Urgono allora anticorpi che risanino il corpo sociale evitandogli l’annientamento. In questi casi, come possiamo ripristinare la fiducia ferita?

Guardiamo che cosa accade, per esempio, in una relazione di coppia o amicale. «Quando in una relazione viene meno la fiducia – avverte a riguardo Luciano Manicardi –, quest’ultima molto difficilmente può essere ricostruita. E, in ogni caso, la relazione cambia, perché il tradimento della fiducia ha significato, per chi l’ha subito, una rivelazione inattesa e sconvolgente del volto dell’altro per cui è come se ora avesse a che fare con un’altra persona, o almeno con aspetti inediti e indesiderati e insospettati di essa. E questa rivelazione getta un’ombra inquietante sul passato che si è vissuto con quella persona: è stato tutto falso? Con chi ho vissuto? Posso ricominciare o è tutto finito? Ne ho ancora la forza? Dire che la fiducia è essenziale a ogni relazione autentica significa riconoscere che la relazione avviene tra persone libere e che restano mistero l’una all’altra. La fiducia mi impedisce di considerare l’altro come mia propaggine: egli rimane altro da me. Mi impedisce di possederlo: egli resta libero. Mi consente di vivere ogni momento della relazione come un dono prezioso e inestimabile. E al tempo stesso precario. Anzi, tanto più prezioso proprio perché precario». 

Il che, ovviamente, può essere trasposto anche sul piano sociale: in una «società del rischio», come la nostra, proprio dal rischio di venire feriti e delusi dobbiamo ripartire, accettando che il limite è costitutivo della condizione umana. «È proprio così – ammette Manicardi–. Bisognerebbe aver sempre chiaro che la fiducia ammette la possibilità del tradimento o della delusione: non so se l’altro sarà all’altezza della fiducia, se mi deluderà, così come non posso essere certo che non sarò io stesso a tradire e deludere. La fiducia è fatta della stessa “materia” di cui è fatta l’esistenza umana e di cui sono fatte le relazioni. L’incertezza, la delusione sono sempre possibili. La fiducia non è un contratto stringente (e costringente). Questo non lenisce certo il dolore di una fiducia tradita, ma non possiamo accordare troppo potere a tale tradimento, fino al punto da toglierci la volontà di vivere. La fiducia ci ricorda che io non posseggo l’altro, non lo conosco con assoluta chiarezza, ma resta sempre un mistero. E questo vale nelle relazioni sociali ma anche nel caso di quelle profondamente intime. Il tradimento della fiducia resta all’interno di quella fragilità e vulnerabilità da cui è attraversata la fiducia stessa. Eppure sono le stesse ferite dovute alla fiducia tradita che paradossalmente ci rinviano al necessario rinnovamento della fiducia. Solo grazie alla vicinanza di altri, solo grazie a nuove o rinnovate relazioni, noi potremo mettere le nostre ferite in un contesto relazionale in cui potranno trovare consolazione. Il giusto amore di sé e per la vita ci chiede di fare delle ferite subite un elemento di conoscenza di noi e degli altri, sicché diventino dei punti di forza nel cammino esistenziale».

Ma che cos’è che rende accettabile tale rischio e la fiducia ancora possibile, nonostante tutte le esperienze negative che possiamo fare nel corso della nostra vita? «Il sentirsi amati – replica deciso Luciano Manicardi –. Il sapere che c’è chi crede in te. E crede in te perché ti conosce attraverso quella via regale che è l’amore. Conoscendo e amando in te anche le mancanze e le ombre. E questo amore ti dona libertà, ti aiuta a essere te stesso, a esprimere chi tu sei con gioia e libertà. La fiducia è estranea alle logiche del controllo, così come il controllo è estraneo alla dinamica dell’amore. Ma quando mi sento e mi so amato, posso respirare a pieni polmoni, correre nelle praterie che l’amore dell’altro mi apre dinanzi, posso essere me stesso. Essere amato mi dà fiducia nella vita e in me stesso». 

Tutto ciò, trasportato sul piano sociale, si traduce in un ripartire dalla forza della «parola data». «Nella fiducia – conferma il monaco – c’è quasi un mettersi a nudo, anche se non sempre è facile. Per far cadere le barriere che si oppongono a una piena apertura, sia nelle relazioni personali che politiche, è fondamentale la saldezza della parola, in particolare della parola della promessa. La promessa mantenuta testimonia l’affidabilità di chi promette e alimenta la sicurezza del destinatario della promessa che vede ben riposta la sua fiducia. Al contrario, la promessa non mantenuta ingenera diffidenza, fa sentire usato e manipolato colui che ha dato credito a chi prometteva e lo induce a ritrarsi della relazione. La statura etica della persona  “di parola” accresce la fiducia e costruisce relazioni più stabili. Del resto, l’autorevolezza di una persona si rivela, in modo particolare, nel suo “essere in ciò che dice”. Allora il parlare diviene non solo un dire, e neppure solo un dirsi, ma anche un darsi. Ovvero, un’apertura di fiducia verso l’altro. Analogamente alla promessa non mantenuta, anche la menzogna è distruttiva delle relazioni perché mina la fiducia. Ci possiamo chiedere se la crisi del rapporto tra generazioni, tra adulti e giovani, non sia legata anche a promesse non mantenute. E forse a un ascolto non avvenuto o deficitario da parte dei più adulti (le classi dirigenti) nei confronti dei più giovani. La fiducia, infatti, è nutrita dall’ascolto: ascoltare è accogliere, è dire di sì all’altro. E questo vale tanto nelle relazioni interpersonali quanto in quelle sociali e politiche. Grazie alla fatica dell’ascolto, le diversità che attraversano una relazione a due come le relazioni politiche e sociali possono accordarsi per costruire percorsi di convivenza comune». «Certo – conclude Luciano Manicardi – la fiducia, come abbiamo più volte ribadito, non è certezza assoluta, è sempre esposta al rischio del tradimento, non ci dà garanzie, e proprio queste sue caratteristiche ci dicono come essa sia al tempo stesso umile e coraggiosa. E, in questo, essa appare la sostanza stessa della vita che chiede coraggio e umiltà per reiniziare ogni giorno l’avventura esistenziale». (Continua...)

Puoi leggere il dossier intero nel numero di settembre del «Messaggero di sant'Antonio» e nella versione digitale. Provala ora! 

Data di aggiornamento: 04 Settembre 2026
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