Fiducia, in crisi… di fiducia (IV^ parte)

Pubblichiamo la quarta parte del dossier di settembre. Viaggio al centro di un’attitudine alla base di ogni relazione, personale e sociale, che oggi appare sempre più difficile da vivere. Perché? A che cosa è dovuta questa difficoltà?
11 Settembre 2026 | di

Fidarsi fa bene (anche) alla salute

MariaGiovanna Luini, medico e psicoterapeuta, firma il podcast Terapie Olistiche, all’interno del quale ha approfondito anche il tema della fiducia nell’ambito della cura.

Msa. Dottoressa, un atteggiamento fiducioso, nel mondo e negli altri, incide sul nostro stato di salute?

Luini. Incide moltissimo, perché la fiducia apre ai diversi punti di vista, apre alle possibilità, apre alle relazioni. La fiducia è una componente essenziale anche delle terapie. Se qualcuno ha bisogno, per esigenze fisiche o psichiche, di terapia, la fiducia è l’impianto fondamentale per entrare in relazione con chi propone la cura, ma anche con la cura stessa. E poi serve una fiducia in un certo senso ancora più profonda, quella nelle proprie possibilità di guarire se c’è un problema. La fiducia in ambito di salute davvero mette nelle condizioni ottimali per restare in equilibrio oppure per guarire se c’è un problema. Ed è una questione proprio di chimica, di elementi chimici prodotti dal corpo in base a una catena di segnali interna, che vanno ad agire sugli organi e sui sistemi, sugli apparati. Quindi la fiducia garantisce una produzione interna di ormoni che sono orientati verso il funzionamento corretto, verso la salute. Non solo. La fiducia è anche alla base della compliance, l’adesione alla cura, che non vuol dire ciecamente affidarsi, ma parteciparvi positivamente, ponendo anche delle domande in caso, ma con un atteggiamento sempre costruttivo, di partecipazione attiva e positiva. La compliance è parte della risposta alle terapie. E, infine, c’è il cosiddetto effetto placebo, che in medicina esiste come comprovano numerose pubblicazioni scientifiche. L’effetto placebo è tutt’altro che da sottovalutare nella salute e nella malattia, perché rende ragione di risposte terapeutiche a volte straordinarie. Bene, l’effetto placebo si basa proprio sulla fiducia in chi propone il rimedio oltre che nel rimedio stesso che si sta assumendo. Possiamo dire che l’effetto placebo «è» fiducia, fiducia che muove una guarigione o comunque muove una risposta a una terapia. Ecco perché, per esempio, quando un paziente non si fida di un farmaco, il mio sforzo è quello di approfondire l’argomento in modo che non vi sia dentro quel paziente una sfiducia che riduce l’efficacia della terapia.

Possiamo sviluppare un atteggiamento fiducioso? 

Tutto ciò che ci appartiene in termini psichici è sviluppabile oppure riducibile. Noi non siamo persone «fisse», i nostri tratti caratteriali sono tratti di base sui quali però possiamo costruire un universo. Nessuno di noi è inevitabilmente come pensa di essere o come si descrive nel bene e nel male. Questo fa parte proprio della plasticità della mente. Quindi sviluppare la fiducia è sempre possibile. Ci sono mille modi per diventare più fiduciosi, così come ci sono mille modi per modificare alcune proprie caratteristiche e aprirle al nuovo, perché noi siamo evolutivi, non siamo quelli di cinque minuti fa, neanche quelli di dieci anni fa, il punto è ammetterlo.

Puoi leggere il dossier intero nel numero di settembre del «Messaggero di sant'Antonio» e nella versione digitale della rivista. Provala ora! 

Data di aggiornamento: 11 Settembre 2026
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