Bentornati a scuola, senza giudizio

La scuola deve cambiare metodo. Gli alunni non possono essere giudicati senza tener conto nella valutazione della sostanza dei loro progressi e della loro crescita.
06 Settembre 2026 | di

In studio raccolgo le lamentele di tanti genitori. Una famiglia mi riferisce che in seconda media, nel secondo quadrimestre, le valutazioni sono state 74: un numero sproporzionato, una al giorno, se non di più. Un’altra racconta l’incubo della media matematica, ossia la tendenza ad assegnare i voti finali non in base all’ultimo risultato, che mostra i progressi compiuti durante l’anno, ma sommando tutti i voti e dividendo tale somma per il loro numero. Accade che, in un liceo, il collegio docenti decida di far partire la media matematica dei voti da settembre. Per cui, se un alunno ha incautamente preso 2, 3, o 4, non ha alcuna speranza di recuperare. Come se la sua esperienza scolastica, già a inizio anno, fosse consegnata al fallimento. 

Un’altra famiglia mi dice che il figlio di 11 anni ha paura di andare a scuola: teme di essere interrogato senza avere una preparazione adeguata e la paura di sbagliare lo opprime. Quindi rimane a letto, non si muove, ed è quasi impossibile costringerlo ad andare. Troppa ansia tra le mura domestiche. Troppa ansia tra le mura scolastiche. Spesso ragazzi e ragazze chiedono di restare a casa o inventano malattie più o meno realistiche pur di evitare la scuola. Occorre cambiare metodo e riuscire in quello che è il compito della scuola: valutare senza giudicare l’alunno o la persona, anzi, aiutandolo, e cogliere nella valutazione la sostanza dei suoi progressi e della sua crescita. Da sempre sostengo l’idea che l’unica valutazione possibile sia quella che ho definito evolutiva, che registra miglioramenti e progressi. Non conta la media dei voti; anzi, va valorizzato il ragazzo o la ragazza che, partendo da valutazioni molto basse, si è progressivamente impegnato ed è riuscito a conquistare nuovi territori di apprendimento. Perché a scuola si va per imparare, non per essere giudicati. 

Inutile negarlo: molti insegnanti eccedono nel giudizio, non sanno cogliere i progressi degli alunni e vedono il voto solo come cristallizzazione di una performance. Si crea così un cortocircuito che annulla la motivazione e favorisce disincanto e delusione. Intendiamoci: la scuola è anche il luogo della frustrazione, dell’impatto con le proprie risorse e i propri limiti, ma tutto dovrebbe essere vissuto con benevolenza, non nel timore. Mi attendo quindi un anno scolastico dove alunni, insegnanti e genitori sappiano fare squadra. Un anno in cui ognuno possa cominciare dai propri punti di partenza, unici e specifici, conquistando nuove capacità e competenze per vivere la scuola per quello che dovrebbe essere: una comunità di apprendimento che aiuta, anzitutto, a imparare a vivere, a stare con se stessi e con gli altri, a tirare fuori il meglio da tutto e da tutti.

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Data di aggiornamento: 06 Settembre 2026
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