Il futuro della memoria
Nell’attuale era segnata da una universale e ciclopica produzione digitale, di cui siamo un po’ tutti protagonisti, si pone un interrogativo urgente e delicato: cosa salvare del nostro tempo?
A chiederselo è soprattutto il mondo della cultura e dell'editoria, che più di altri sta vivendo un passaggio epocale dalla memoria e dall’archiviazione analogica, cioè cartacea, a quella digitale. Con un corollario di stringenti questioni operative e metodologiche che non appartengono solo agli addetti ai lavori, ma anche all’idea che tutti noi possiamo avere del tempo che stiamo vivendo e di come lo consegneremo alla storia dell’umanità.
La carta è costosa, ma risulta leggibile anche a secoli di distanza, mentre la fragilità e l’obsolescenza dell’ecosistema digitale sono sotto gli occhi di tutti.
Le risorse digitali ci danno l’illusione di poter accumulare per sempre miliardi di documenti e informazioni, i quali richiedono, però, immensi datacenter assai energivori e poco eco-sostenibili. Inoltre, salvando qualsiasi cosa senza una gerarchia di priorità, tutto può essere allo stesso tempo prezioso, ma altrettanto volatile.
A pagare pegno sono anche i processi che portano alla realizzazione, per esempio, di un’opera letteraria, o di una foto. Se in passato si potevano reperire bozze, schizzi, provini che aiutavano a comprendere l’evoluzione del percorso creativo di un letterato, di un fotografo o di un artista, oggi scriviamo e riscriviamo sugli stessi file, per cui ciò che esisteva prima, viene, in questo modo, cancellato per sempre.
C’è poi il ruolo dell’Intelligenza artificiale che accede alle fonti, che crea una gerarchia di informazioni e dati, selezionata da algoritmi che non hanno spirito critico, ma puramente commerciale o di marketing.
Sono tutte questioni che investono anche le istituzioni, chiamate a colmare un vuoto normativo con una legislazione in grado di disciplinare la tutela della qualità e del futuro dei dati condivisi in rete o nei cloud, anche dopo la morte di chi la creati.
La Fondazione Mondadori ha dedicato a questi temi il saggio dal titolo Il futuro della memoria. Cosa, come, dove salvare, curato da Giuseppe Antonelli, Paola Italia e Giacomo Papi, che hanno interpellato archivisti, filosofi, filologi, giuristi, scrittori italiani e internazionali che raccontano come conservano la propria opera, quali materiali decidono di salvare, cosa affidano al digitale e cosa alla carta.
Il libro è nato in seguito ai lavori di un convegno del 2024, da cui è scaturita anche la proposta di un manifesto per aprire un dibattito pubblico.
Ne parliamo oggi con la co-autrice del saggio, la professoressa Paola Italia, ordinaria di Filologia italiana e docente di Scholar editing and Digital textuality all’Università di Bologna.