Libertà
Un professore di arte, qualche decennio fa, ebbe un’idea originale: consegnò a ogni studente della sua classe una tela completamente bianca, chiedendo di dipingervi sopra con la massima libertà. Quasi tutti restarono sconcertati e non furono capaci di disegnarvi neanche una piccola cosa: subirono lo shock della tela bianca. Talvolta la libertà di cui godiamo produce lo stesso smarrimento. Non sappiamo come «disegnare» la nostra vita, per quanto viviamo in un tempo propizio, in cui, nonostante condizionamenti personali, sociali ed economici, siamo sufficientemente liberi di realizzare qualunque progetto di vita.
La libertà è al contempo una sfida e un paradosso: la desideriamo più di ogni altra cosa al mondo ma la temiamo, soprattutto se non sappiamo che cosa farcene. Non c’è dono più prezioso, ma nel contempo niente, a parte la morte, temiamo come la stessa libertà. Talvolta preferiremmo barattarla con un po’ di sicurezza, con una strada certa, senza bivi né diramazioni, senza imprevisti né scossoni. Sartre diceva che siamo condannati alla libertà, ma una libertà senza significato e orientamento è come un inferno per l’uomo (Cfr. S. Olianti, Fai fiorire la vita. Tracce per educare lo sguardo, Emp, 2023).
È davvero difficile essere liberi, essere capaci di autodeterminarsi, saper progettare la vita con consapevolezza e responsabilità. Talvolta non è facile neppure definire chiaramente che cosa sia questa tanto decantata libertà. È sempre una ricerca febbrile la nostra, fatta di tentativi e di cadute, di illusioni e di fallimenti, con qualche raro e sporadico successo. Eppure il tema della libertà è decisivo, perché intrinsecamente legato alle scelte, dal momento che abbiamo una sola vita da vivere. Una vita che ha un limite, un tempo stabilito: trentamila giorni, in media, dal grembo di nostra madre al grembo della terra. Non si possono vivere molte vite e la consapevolezza della nostra mortalità è un monito e un invito pressante ad agire. Sapere che dobbiamo morire ci pone in una dimensione diversa: ci costringe alla responsabilità delle nostre scelte. Se ci pensiamo bene è questo che dona valore a tutto, a ogni secondo della nostra vita. (Cfr. S. Olianti, Scegliere la gioia. Il discernimento come arte di vivere, Emp, 2023).
Libertà vuol dire anche scegliere, non subire passivamente la vita, gli accadimenti, le circostanze, rimanendo intrappolati nel tunnel dello scoraggiamento e di percorsi obbligati e subiti passivamente. La sofferenza vera della mente è l’incapacità di partorire alternative, di intravedere spiragli di luce nel magma caotico degli eventi che si susseguono senza pausa. Per questo la libertà va coniugata con la responsabilità, che è condizione necessaria di ogni scelta veramente libera. Viktor Emil Frankl, grande psichiatra e terapeuta austriaco, parlando a un pubblico americano, ribadì con sottile e arguta ironia: «Dopo aver costruito la Statua della Libertà sulla costa orientale, sarebbe ora di costruire una Statua della Responsabilità sulla costa occidentale» (V. E. Frankl, Fondamenti e applicazioni della logoterapia, SEI, Torino, 1977).
Separare la libertà dalla responsabilità è pericoloso, così come tentare di renderla autonoma rispetto alla verità sull’uomo, al suo destino e significato ultimo. La passione per la libertà va di pari passo con la passione per la verità, che è riconoscimento e scelta del bene, di ciò che fa vivere bene, nel compimento del nostro più autentico desiderio. Secondo la mistica ebraica, la Qabbalah, Dio crea il mondo ritirandosi (il termine ebraico è tzimtzum), lasciando l’uomo libero di scegliere e di determinare il suo destino. Dio si contrae, si ritira per lasciare la sua creazione in mano alla sua creatura: l’essere umano. Ma lasciandolo anche in balìa di se stesso. La libertà, così, diventa un dramma!
L’uomo, un incompiuto desiderante, creato il sesto giorno (cfr. Gen 1,26-31), è chiamato a portare a compimento la creazione vivendo fino in fondo la chiamata alla libertà e alla responsabilità delle sue scelte. Più volte nella mia vita ho avuto la gioia di visitare la Cappella Sistina in Vaticano. Ogni volta sono rimasto affascinato dalla volta del soffitto, specialmente dal quadro centrale, dove Michelangelo situa la creazione di Adamo. Quando ero più giovane non avevo dato troppa importanza alla mano creatrice di Dio che sfiora la mano di Adamo senza toccarla; c’è uno spazio tra le due mani, un vuoto: è lo spazio della libertà di Adamo. Intuizione geniale, direi mistica, di Michelangelo, che ha ben compreso il dramma della libertà umana. Ha avuto discernimento, indispensabile virtù per creare bellezza. L’uomo non può fare a meno, per quanto voglia, di essere libero. (Cfr. S. Olianti, Scegliere la gioia, Emp, 2023).
Come amo ripetere spesso a me stesso, per ricordare e non smarrire la via: la vita non è quella che dovrebbe essere, la vita è quella che è; il modo in cui la viviamo fa la differenza. Il modo in cui immaginiamo, pensiamo e scegliamo, fa la differenza. Siamo chiamati a dare frutto, a essere fecondi e a far fiorire la nostra vita, come i meravigliosi fiori di loto, anche nel fango, nelle contraddizioni, talvolta come rabdomanti alla ricerca dell’acqua che disseta. Senza dimenticare da dove veniamo e a cosa siamo chiamati, perché, come ci ricorda Abraham Joshua Heschel: «Senza il senso della significazione ultima e della preziosità ultima della nostra esistenza, la libertà diventa un’espressione vuota» (Cfr. A. J. Heschel, Il canto della libertà, Qiqaion, 1999).
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