Pasqua, festa di speranza
La Pasqua è l’evento più importante della nostra fede: se ogni anno cade in un certo giorno tra marzo e aprile (è la prima domenica dopo la prima luna piena di primavera), in realtà si festeggia ogni domenica, anzi, ne celebriamo il memoriale in ogni santa Messa. Ma che cosa celebriamo? La risposta più semplice è la seguente: il Signore è risorto, celebriamo la Risurrezione di Cristo. Questo è un evento gioioso, che ci parla di vita, qualcosa di grande e bello che vorremmo per noi: tutti siamo in cerca della felicità, quella piena! Oggi è grande il desiderio di star bene, di pace, di serenità: nel mondo imperversano guerre, situazioni di crisi politica ed economica, e anche nel nostro piccolo spesso viviamo drammi familiari, magari per relazioni difficili da sostenere. Da tutto ciò desideriamo uscire e spesso cerchiamo di trovare un accordo, la via del compromesso: se ho un problema con te, per risolverlo stabiliamo dei limiti e dei confini, e ci diamo regole da rispettare. Questo è molto importante, è la via umana della convivenza tra persone.
La Pasqua, però, ci dice qualcosa di più: infatti, per giungere alla Risurrezione, Gesù passa per la passione e per la morte. L’aspetto della morte ci suggerisce che se davvero vogliamo affrontare i drammi della nostra esistenza per rialzarci, è necessario perdere qualcosa, come troviamo spesso nel Vangelo: bisogna potare la pianta perché porti frutto, il seme deve morire per poter generare nuova vita… così anche le nostre relazioni per diventare vere hanno bisogno di passare per una prova, magari difficile, che chiede di fare un passo indietro, di rinunciare a qualcosa.
Ma c’è anche un altro aspetto: quello della passione. Esso ci rimanda alla necessaria pazienza nell’affrontare le cose, che spesso mostrano il loro lato faticoso, a volte doloroso: pensiamo, ad esempio, all’accompagnamento di una persona ammalata, all’impegno che richiede quando non si trova un aiuto adeguato. Che cosa fare? Spesso non c’è altra possibilità che stare dentro alla situazione cercando di prendersi cura di lei con dedizione. Questo ci indica l’altro significato di passione: metterci il cuore, mettere noi stessi in quello che facciamo. È quanto Gesù compie negli eventi della Pasqua, mostrando che il suo cuore è pieno d’amore per l’umanità. Deriso, oltraggiato, messo a morte, continua ad amare, mostrandoci che anche quando ciò che viviamo è tanto pesante, possiamo sempre amare: per quanto possa essere ferita la nostra capacità di amare, nessuno può toglierci la libertà di farlo, anche nelle condizioni più estreme. Ad Auschwitz, nel 1941, padre Massimiliano Kolbe diede testimonianza di come solo l’amore è forza creatrice, non solamente perché egli prese il posto di un condannato a morte, ma anche perché con la sua presenza portò speranza a chi era con lui.
La domanda allora è: da dove nasce la forza di amare davvero, specialmente quando le cose vanno male e tutto sembra perduto? La Pasqua è motivo di speranza: infatti, la passione e la morte non sono l’ultima e definitiva parola. È la Risurrezione del Signore il compimento della Pasqua: Cristo non rimane prigioniero della morte, né è questa la sua ultima destinazione. Dio vuole che siamo con lui, per sempre lì dove «non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate. [...] “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”» (cfr. Ap 21,4-5). Questa novità illumina l’orizzonte della nostra esistenza e grida con forza che c’è speranza: la risurrezione è anche per noi, e già la possiamo scoprire tra le pieghe nel nostro quotidiano, quando scorgiamo, magari in piccole e semplici gesti d’amore, la potenza di un Amore più grande.
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