Stop ai baby influencer

Liberare bambini e bambine dal dover fare (o seguire) i baby influencer è una necessità imprescindibile per tornare a costruire un’alleanza con le nuove generazioni, fondata sul rispetto dei loro bisogni.
31 Ottobre 2026 | di

Una volta, quando si facevano lavorare i bambini e le bambine si parlava di «lavoro minorile». Oggi, il mondo digitale e virtuale propone situazioni che non sono rubricate nello stesso modo, come se trovarsi davanti a una telecamera ore e ore, raccogliere pomodori in un campo agricolo, stare dietro il bancone di un bar o annodare palloni da calcio non significassero la stessa cosa. Sto parlando dei baby influencer che da anni scorrazzano liberamente sui social agganciando bambini e bambine più o meno della loro età. Tutto un mondo infantile che dovrebbe essere impegnato a fare la vita dei bambini e che in realtà è super stressato a creare video da offrire al mercato digitale in cambio di like che producono sponsor commerciali. Un mondo economico che fa registrare guadagni impressionanti. 

Le domande che nascono sono tantissime. Ma due sono forse più urgenti di altre. La prima: come possono questi bambini influencer – gestiti dai loro stessi genitori – rivolgersi direttamente ai loro coetanei sui social se questi, secondo le norme vigenti, sono interdetti al pubblico minore di 13 anni? La seconda, più generale: trattandosi a tutti gli effetti di lavoro minorile, come mai il sistema dei servizi sociali e i giudici non fermano un mercato che sfrutta questi bambini e bambine? 

Raccogliendo storie, scopro che i piccoli presunti attori che arricchiscono i loro genitori a un certo punto entrano in crisi: difficoltà scolastiche, attacchi di panico, fragilità emotiva. Troppa l’esposizione virtuale. Mi ha colpito la storia di una famiglia dove i genitori, con un regolare lavoro, a un certo punto si licenziano per occuparsi della «carriera» social della figlia (che ha oggi 10 anni) seguita da milioni di altri bambini. 

Il mio è anche un appello alle mamme e ai papà che seguono questa rubrica: evitate che i vostri figli diventino clienti commerciali di questo mondo. Non si tratta di uno spettacolo televisivo come un altro, ma di un vero e proprio sfruttamento di quella che è una normale disponibilità dei più piccoli verso i propri genitori. I bambini cercano di conformarsi alle richieste degli adulti e, se queste sono sbagliate, occorre un intervento pubblico che le regoli. Così come quando finalmente abbiamo smesso di considerare le botte un necessario elemento correttivo, abbiamo incominciato a parlare di maltrattamenti infantili con leggi conseguenti. 

Che cosa serve all’infanzia? Il gioco, la natura, lo stare assieme, la scuola come comunità di apprendimento, la vita in famiglia come momento di incontro tra le generazioni, dove nonni e nipoti possono trovare uno spazio di connessione reciproca. Liberare bambini e bambine dal dover fare il baby influencer o dal dover seguire i baby influencer è una necessità imprescindibile per tornare a costruire un’alleanza con le nuove generazioni, fondata sul rispetto profondo dei loro bisogni, che sono diversi da quelli degli adulti.

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Data di aggiornamento: 31 Ottobre 2026
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