Un mondo a colori

Il colosso editoriale Penguin Random House vuole ampliare il proprio catalogo includendo più opere di tutte le minoranze. Perché i libri creano immagini di mondo. E più le nostre letture sono aperte e inclusive, più lo è la nostra mente.
20 Gennaio 2021 | di

Quante persone sono capaci di riconoscere l’arrivo di una rivoluzione prima che comincino a vederla tutti? A che cosa somiglia un cambiamento vero quando comincia a manifestarsi? Può avere di certo molte forme, ma a volte basta leggere bene due righe in una email: «Abbiamo deciso di pubblicare più libri di persone di colore. E di donne. Ma anche di diversamente abili e di persone omosessuali. Diteci a quale categoria sentite di appartenere per permetterci di capire quanto dobbiamo lavorare per combattere la discriminazione nel nostro catalogo editoriale».

Questo è il messaggio che hanno ricevuto a dicembre le centinaia di autori e autrici di ogni nazionalità che pubblicano per la casa editrice più grande del mondo, la Penguin Random House. La decisione dell’editore – che controlla da solo un quarto del mercato editoriale anglofono – rien­tra nel programma di incentivazione della diversità e dell’inclusione che Penguin ha avviato da alcuni anni. È una scelta, quella della maggiore inclusione delle differenze, che negli ultimi tempi hanno fatto molte grandi aziende, soprattutto multinazionali, con l’intenzione di rendere il proprio ambiente di lavoro più ricco, diversificato e accogliente, dove nessuna persona si senta esclusa, discriminata o cancellata nella sua specificità. 

È una cosa importante, certo, ma non è questa la rivoluzione. Rispetto a tutte le altre grandi aziende, Penguin ha compiuto un passo ulteriore, che nei prossimi anni avrà moltissime ricadute sociali: dopo aver praticato il programma anti discriminazione all’interno della propria struttura di lavoro, ha deciso di rivolgere la propria azione all’esterno dell’azienda, indirizzando le pratiche di inclusione in prima istanza a chi nelle varie parti del mondo i libri li scrive e poi a tutti e tutte quelli che li comprano e che, nel caso dei lettori e delle lettrici di Penguin, sono milioni. Il grande gruppo editoriale sta dicendo: il nostro mestiere è pubblicare libri, diffondendo storie e linguaggi. Non è un lavoro come un altro, noi non produciamo sedie o schermi televisivi, ma oggetti narrativi che, una volta letti, ampliano la possibilità che le persone hanno di immaginare il mondo. Da questo momento vogliamo considerarci responsabili dell’immaginario che creiamo e cercheremo di fare in modo che sia il più diversificato possibile, perché tutti e tutte possano trovare una storia a loro immagine e somiglianza. 

Qualcuno potrà chiedersi se fosse proprio necessaria una simile scelta e se davvero siano le quote – rosa, etniche, diversamente abili, lgbt - la risposta alla discriminazione di tutto quello che nel mondo non è maschio, bianco, eterosessuale, benestante e abile. È un dibattito aperto in ogni ambito, ma Penguin ha fatto una scelta partendo da dati che possono essere facilmente verificati anche da ciascuno di noi: basta mettersi da soli davanti alla nostra libreria di casa. Ponendo che i libri che possedete li abbiate letti più o meno tutti, provate a fare questo esperimento: togliete dagli scomparti tutti i libri che sono stati scritti da uomini e contate quante autrici vi restano sugli scaffali. Non stupitevi se saranno meno del 20 per cento. Provate a fare lo stesso con tutti i libri che sono stati scritti da persone di pelle bianca e qui la percentuale che rimane in piedi potrebbe, se va bene, arrivare al 5 per cento.

Fate un ultimo tentativo e togliete dalla libreria tutti i libri che sono stati scritti da persone senza alcuna diversità psicofisica rispetto a quella che è considerata la normalità dell’efficienza: probabilmente è già molto se sullo scaffale vi resta Dal Big Bang ai buchi neri di Stephen Hawking, l’autore diversamente abile più venduto nel mondo. Questa sottorappresentazione delle voci umane di cui ogni libreria è specchio non è un danno solo per le categorie minorizzate, ma proprio per chi legge e viene privato della bibliodiversità necessaria a farsi un’idea il più possibile «colorata» del mondo. 

Siamo pieni di pregiudizi perché ciascuno di noi nella sua infanzia e gioventù ha letto soprattutto – e in alcuni casi esclusivamente – libri che rappresentano il punto di vista dell’unica categoria umana che può esprimersi sempre senza ostacoli. Tra i cento libri che costituiscono il canone letterario italiano, che poi è quello su cui ci si prepara per fare i concorsi di cattedra per l’abilitazione a insegnare Lettere, solo quattro sono stati scritti da donne e non certo perché le donne scrivano meno degli uomini o peggio (anche se in molti continuano a crederlo). Se il colore chiaro della pelle ci sembra ancora la norma e le varianti scure sono per noi l’eccezione è perché per tutta la vista abbiamo avuto accesso solo a narrazioni che riproducevano questo dislivello.

La scelta di Penguin può cambiare la composizione delle librerie dei lettori americani e inglesi nell’arco di una sola generazione e questo, in termini di immaginario, è l’equivalente di un terremoto culturale, perché noi non abitiamo solo gli indirizzi dove ci arriva la posta: abitiamo anche nelle storie che ci sono state raccontate sin da quando eravamo bambini. Meno ne abbiamo a disposizione, più angusta e cupa è la casa mentale in cui ci svegliamo ogni mattina.

 

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Data di aggiornamento: 22 Gennaio 2021
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