Venezia. In cammino con Maria

La pietà popolare ha ancora un senso per i ragazzi e le ragazze di oggi? L’esperienza veneziana del pellegrinaggio dei giovani alla chiesa di Santa Maria della Salute.
19 Novembre 2021 | di

La Basilica della Salute è una delle chiese più belle di Venezia. Sorge sulla cosiddetta Punta della Dogana (anche conosciuta, proprio grazie alla presenza del luogo sacro, come Punta della Salute), dove il Canal Grande e il Canale della Giudecca si congiungono nel Bacino di San Marco. La sua storia ha inizio quando una delle terribili epidemie di peste bubbonica che colpirono Venezia, quella del 1630-1631, si portò via circa un quarto della popolazione della città (47 mila persone). Il doge, Nicolò Contarini, con l’allora patriarca, Giovanni Tiepolo, decisero così di impetrare la protezione celeste con una «processione di preghiera» lunga tre giorni e tre notti, al termine della quale fecero voto alla Madonna di costruire un tempio votivo in suo onore se l’epidemia fosse terminata. Nel giro di qualche settimana i contagi cominciarono a diminuire e così si diede inizio all’edificazione di una maestosa basilica (su progetto dell’architetto Baldassarre Longhena) intitolata, appunto, a Santa Maria della Salute.

La chiesa, consacrata nel 1687 (e che conserva anche un'importante reliquia di sant'Antonio, donata dai frati della Basilica patavina), ospita un’icona mariana di origine bizantina, la Mesopanditissa, portata a Venezia da Candia (l’attuale Creta) nel 1670, quando l’isola dal dominio veneziano passò ai turchi. E proprio questa icona è la meta del pellegrinaggio che ancora oggi, ogni 21 novembre, porta i veneziani, a migliaia, in Basilica, in un cammino ininterrotto di fede e di devozione che attraversa sestieri e calli, campi e fondamenta e anche un ponte votivo di barche costruito ogni anno per l’occasione e che unisce temporaneamente le due sponde del Canal Grande.

Ma il pellegrinaggio, in realtà, comincia già la sera del 20 novembre, quando, attorno alle 18, i giovani del patriarcato si danno appuntamento nella Basilica di San Marco per un momento di preghiera cui fa seguito un pellegrinaggio a piedi, guidato dal patriarca, alla chiesa della Salute.«L’origine di questo pellegrinaggio – spiega don Marco Zane, sacerdote poco più che trentenne da pochi mesi direttore del settimanale diocesano “Gente Veneta” – risale agli anni ’80, quando la pastorale giovanile si sviluppò in diocesi come realtà autonoma. Fu voluto dall’allora patriarca, Marco Cè, proprio per aiutare i ragazzi e le ragazze a vivere un loro personale atto di affidamento alla Madonna».

Il pellegrinaggio, organizzato oltre che dalla pastorale giovanile anche dai giovani del seminario patriarcale, ha un tema differente ogni anno: in questo 2021 il tema riproporrà ai giovani la centralità dell’esperienza di fede come fondamento della vita cristiana, anche e soprattutto in tempo di crisi. Inoltre, di volta in volta, voci significative del mondo ecclesiale sono chiamate a portare la loro testimonianza: nel 2019, per esempio, suor Maria Angela Bertelli, missionaria saveriana a lungo impegnata in Africa e in Thailandia, dove ha fondato la Casa degli Angeli, ha condiviso coi ragazzi la storia della sua vocazione. «Ovviamente – continua don Marco – questo movimento di giovani ha anche una forte valenza missionaria, cioè un’apertura di testimonianza alla città e al mondo: i ragazzi e le ragazze in cammino, infatti, mostrano di non essere solo destinatari di una proposta educativa, ma un soggetto vivo all’interno della comunità cristiana, chiamato a vivere il proprio apostolato e la propria testimonianza di fede nella società e nel mondo».

Al di là del tema specifico che caratterizza ogni pellegrinaggio, c'è un doppio fil rouge che lega tutte le edizioni, sottolinea ancora don Zane: «Saper tenere insieme tradizione e innovazione, con la proposta di contenuti nuovi ogni anno; il cammino in senso stretto, una modalità che sappiamo essere molto amata dai giovani, perché presuppone un movimento fisico, ma che nello specifico è finalizzata a un incontro personale significativo con Maria. Questo secondo aspetto, forse poco razionalizzabile, è percepibile in modo netto. D’altra parte, il cristianesimo, come ben diceva anche papa Benedetto XVI nella Deus caritas est, è un incontro reale con Gesù. E la pietà popolare, di cui papa Francesco ci parla spesso, favorisce tale incontro, mediandolo attraverso figure forti, che tutti sentiamo vicine, come può essere sant’Antonio o, appunto, Maria. Per questo la pietà popolare ha una grande carica di attualità ed è quindi ancora capace di parlare ai giovani di oggi – chiosa don Marco –: ci ricorda che viviamo una reale, vera ed effettiva comunione tra di noi e con coloro che già sono nella perfetta comunione con Cristo. In fondo, la nostra fede è un dialogo continuo che richiama la nostra comune appartenenza alla grande famiglia dei credenti: non sottovalutiamo pure questa dimensione, percepibile anche nell’esperienza di aggregazione e nello spirito di corpo che si sperimenta durante il pellegrinaggio».

A far eco al sacerdote, Pietro Salvador, responsabile giovani dell’Azione cattolica veneziana: «Credo che il pellegrinaggio, e in particolare il pellegrinaggio alla Salute, sia per un ragazzo un’esperienza ancora molto importante, perché trasmette un messaggio chiaro: vale la pena fidarsi di Dio. La vicenda all’origine della devozione alla Madonna della Salute, infatti, pur essendo antica, è ancora capace di parlare a noi giovani di oggi, perché ci mostra che fidandosi di Dio non si resta mai delusi. Tanto più in un tempo di difficoltà: allora era la peste nera, oggi è il covid. Inoltre c’è l’aspetto del cammino a piedi, che richiama il cammino della vita e quello della fede e che ci insegna che nella nostra esistenza è importante sapersi “mettere dietro” a qualcuno: nel pellegrinaggio alla Salute noi andiamo verso Maria, è vero, ma siamo al seguito di Cristo. E poi non dimentichiamo che è un bel momento di Chiesa, perché offre a noi giovani l’occasione di ritrovarci tutti insieme in preghiera attorno al nostro vescovo».

«Al pellegrinaggio alla Salute – conclude don Marco Zane – partecipano anche molti giovanissimi. E questo dimostra l’appeal che la proposta esercita sui ragazzi e le ragazze. Anche perché, vale la pena di ricordarlo, la festa della Madonna della Salute per noi veneziani è davvero una festa intergenerazionale ed è pure trasversale a livello sociale, di appartenenze ecclesiali e di maturità dell’esperienza di fede, perché partecipa chi va in chiesa regolarmente e anche chi non ci va mai. È un evento cittadino che ha una portata simbolica molto forte, perché fa sì che tutta la vita della città si rispecchi in questa festa e che la festa parli alla città: questo ha un impatto non trascurabile anche sui giovani, soprattutto in un tempo di secolarizzazione come il nostro». 

 

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Data di aggiornamento: 19 Novembre 2021
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