23 Agosto 2021

Vocazione o fuga?

Una giovane «perseguitata» da una insistente domanda interiore. Chiamata alla vita religiosa o semplicemente sopraffatta dalle delusioni?
Vocazione o fuga?

© Giuliano Dinon / Archivio MSA

«Cari Edoardo e Chiara, sono una studentessa, grande devota di sant’Antonio. C’è chi mi dipinge come una persona più unica che rara, perché è da un poco di tempo che mi sono avvicinata alla religione e ho iniziato a pensare più che mai agli altri. Sogno di realizzare un “impero” per dare lavoro a tanti padri e madri di famiglia che, soprattutto oggigiorno, non sanno come andare avanti, oppure a tanti giovani come me che sognano di sposarsi, avere dei figli e che non ne hanno la possibilità. Vi scrivo perché è da troppo tempo che cerco di darmi una risposta a un interrogativo che mi “perseguita”. Ho posto un paletto tra me e il resto del mondo per le numerose delusioni che la gente mi ha riservato da sempre, ma ciò che mi lascia abbastanza “basita” è la forte sensazione che provo quando entro in una chiesa o quando vedo dei gesti fuori dal comune di carità che mi emozionano: mi si riempiono gli occhi di lacrime e avverto una stretta al cuore. Spesso mi sono chiesta se questo sia un segno del Signore, se lui mi stia indicando la strada che devo percorrere. Alla luce di quanto vi ho raccontato, voi che cosa pensate? Possono essere, questi, segni di una vocazione o è semplicemente bontà d’animo? Spero possiate aiutarmi a rendere più nitide le tantissime idee che affollano la mia mente».
Una lettrice


Carissima lettrice, prima di portarti il nostro pensiero, ci permettiamo due suggerimenti. Innanzitutto, cerca una guida spirituale esperta nell’accompagnare persone a discernere la vocazione che Dio Padre mette nel cuore degli esseri umani. In secondo luogo, partecipa ad almeno un percorso con obiettivo vocazionale. Sicuramente la tua diocesi ne organizza uno, oppure prendi contatto con qualche ordine religioso (la tua devozione al Santo ci suggerisce di farti presente il corso Porziuncola che i frati e le suore elisabettine organizzano a Padova).

Una volta trovata la tua guida spirituale (ribadiamo che quella che poni non è una questione che puoi districare da sola), essa potrà accompagnarti verso una vera rinascita, «a partorire una nuova vita dall’alto» citando Andrè Louf. Come hai scritto, la questione qui non è capire che cosa tu vuoi fare della tua vita, ma chiedere al Padre: «Che cosa vuoi che io faccia?», nella consapevolezza che da Lui possono arrivare solo cose buone. Parrebbe semplice: ho dei segni che mi fanno pensare di poter avere una vocazione religiosa, chiedo al Padre, se Lui mi dà ulteriori segni, vado per quella strada, se no vado verso il matrimonio.

Nella realtà le cose sono un po’ più complesse. I segni, infatti, spesso sono contraddittori e non vanno tutti verso la stessa direzione. Tu stessa ci porti elementi che possono condurre verso strade diverse: una, più laica, legata al «sogno di realizzare un “impero” per dare lavoro a tanti padri e madri di famiglia» e una, più religiosa, che arriva a quella «forte sensazione che provo quando entro in una chiesa». Si potrebbe trovare una sintesi delle due indicazioni sia nelle persone sposate che nelle religiose (ad esempio, anche una scuola paritaria gestita da suore può dare un lavoro a tanti padri e madri, e ovviamente una donna sposata può gestire un’impresa cristianamente ispirata).

La seconda questione è: a che Dio stai chiedendo quale sia la tua vocazione? Non sappiamo quale sia la tua situazione, ma spesso vediamo come le persone si rivolgano a un Dio che si sono fatte «a loro immagine e somiglianza». Un Dio utile a confermarle. Attraverso la preghiera, il contatto con la Parola, la riflessione, i sacramenti, un cammino di purificazione e il discernimento, una guida spirituale ti aiuterà a entrare in contatto con il vero volto del Padre misericordioso.

Al contempo, potrai comprendere se le spinte che ti potrebbero portare verso una vocazione siano in realtà tentativi di allontanamento da parti traumatiche della tua esistenza o di conferma di parti acquisite nella tua storia, oppure se si tratta di una strada santa a cui il Padre ti chiama per la tua redenzione. Il Signore chiama a un’adesione dinamica al suo amore, che genera squarci di creatività generativa nella vita degli uomini.

Carissima , ti chiediamo di farti aiutare a scrutare quell’aspetto cui accenni («ho posto un paletto tra me e il resto del mondo per le numerose delusioni che la gente mi ha riservato»), perché ci fa pensare che dietro al tuo santo desiderio di fare il bene e a una possibile vocazione religiosa ci sia in realtà una dinamica di fuga, di idealizzante spiritualizzazione dell’umanità. Per incontrare Dio devi incontrare l’uomo in tutte le sue contraddizioni e, per incontrare l’uomo, devi incontrare il Dio misericordioso «lento all’ira e grande nell’amore». L’uno non è possibile senza l’altro.

Quello che speriamo è che tu non ti lasci più «perseguitare» da quella domanda che emerge dal tuo cuore, ma che tu possa placidamente abbandonarti alla volontà del Padre. C’è un raccontino di Andrè Louf su sant’Ignazio, illuminante in tal senso: c’era un giovane gesuita che doveva scegliere se andare a insegnare a Venezia, posto in cui sarebbe stato ben accolto, o a Napoli, posto in cui avrebbe trovato forti ostilità. Ignazio non gli indica di scegliere secondo i propri piaceri o le proprie attitudini o i propri ideali, ma gli chiede di andare per tre ore a pregare in cappella e di restare in una «santa indifferenza», lasciando emergere la voce del Padre. Alla fine, dopo le tre ore di preghiera, chiede al giovane di seguire quel desiderio che in lui si è manifestato al venir meno della propria volontà. Auguriamo anche a te di poter vivere questo.

 

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Data di aggiornamento: 23 Agosto 2021
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