In volo, con Cristo
«L’uccello che ha il petto largo viene frenato dal vento perché sposta molta aria, mentre quello che ha il petto stretto e penetrante vola più veloce e senza difficoltà. Così la mente del contemplativo: se si allarga a molti e svariati pensieri, viene troppo ostacolata nel volo della contemplazione; se invece la sua mente incomincia a volare raccolta e concentrata in una cosa sola, fruirà veramente del gaudio della contemplazione» (Sermoni, Domenica di Settuagesima, 21).
Difficile trovare una persona che non sia attirata dal fascino del volo. Volare come gli uccelli librandosi nel cielo limpido, gustando la leggerezza degli spazi aperti e contemplando dall’alto panorami senza confini: sogno che accende, forse da sempre, un desiderio misterioso dell’animo umano. Naturalmente la velocità del viaggio concorre senza dubbio ad accentuare la suggestione del volo: più è veloce, maggiore è il senso di libertà. Sant’Antonio intercetta la forza d’attrazione di questa immagine aerea e ne fa un trampolino di lancio per suggerire la strategia più efficace per volare velocemente. Non tanto con il corpo, ma con la mente. Certo, il nostro Santo si sta soffermando sulla «mente del contemplativo». E a noi viene subito da pensare all’attitudine «strana» di persone «speciali», un po’ distaccate dalla realtà, che concentrano la loro attenzione a «cose alte»; e dunque «altre» rispetto alle incombenze ordinarie alle quali, invece, si dedica il «comune mortale».
Antonio sta parlando della preghiera, è vero. Tuttavia, intende la contemplazione come possibilità concreta per tutti, non certo come «svago» per pochi eletti. Un modo di stare nella vita che può assumere connotazioni a noi familiari: non fuga dalla realtà, bensì capacità di abitare il reale con maggiore «presa» su di esso, cioè con più acuta intelligenza e consapevolezza. A essere contemplativa non è dunque la persona disincarnata e astratta, bensì quella che ha maturato la semplicità di orientare la propria dedizione a ciò che è essenziale e unificante. Ecco perché Sant’Antonio paragona il contemplativo a un uccello che ha il corpo affusolato, in grado di ferire le correnti del vento e arrivare più celermente alla meta.
È necessario – scrive il Santo – che la mente non sia distratta da «svariati pensieri», ma sia «raccolta in una sola cosa». A noi, questo, sembra un obiettivo titanico e impossibile. Siamo bombardati dalla mattina alla sera – e forse anche di notte – da una corrente impressionante di immagini, parole, pensieri, sensazioni, preoccupazioni. Tutto sembra dover avere diritto di cittadinanza nel nostro cuore. Tutto pretende di entrare in noi ed essere considerato, vagliato. E noi stessi vorremmo soppesare tutto, fare contenti tutti, essere all’altezza di tutto, rendere ragione di tutto. Poi magari ci lamentiamo perché nella preghiera abbiamo molte distrazioni. Oppure ci rammarichiamo perché il tempo e le energie a nostra disposizione non ci bastano mai. Ci sentiamo inadeguati e inadempienti.
Tocco di genio, quello di Antonio! Altro che ideale impossibile! Con santa furbizia ci invita a scegliere ciò che è davvero importante e fendere con il volo acuminato della nostra mente il vento delle mille distrazioni. Lasciar cadere come inutile zavorra quanto ci impedisce di volare è certamente frutto di paziente esercizio. Troppo difficile? Forse ne diventeremo più capaci se ci lasceremo sorprendere dallo sguardo buono di chi ci vuole bene e ci attira a sé. Gratis. Forza unificante dell’affetto!
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