Per una scuola «senza zaino»

Una didattica centrata sull’esperienza, dove non serve portarsi dietro una caterva di volumi e dove lo spazio dell’aula è giocato su una condivisione in cerchio o in spazi modulabili, non solo è possibile, ma auspicabile.
30 Aprile 2026 | di

Una signora mi racconta che suo figlio di 11 anni, a causa dello zaino troppo pesante, si è fratturato una costola. Un bagaglio tra i 12 e i 15 chili. Insostenibile, specialmente al primo anno della scuola media, quando i ragazzini e le ragazzine, appena usciti dalla primaria, sono ancora instabili e fragili sul piano motorio. In queste condizioni possono verificarsi distorsioni, strappi, perfino fratture. Ma c’è davvero bisogno che abbiano tutto questo peso sulle spalle? Sembrava un problema superato. Non lo è. I motivi sono sostanzialmente due. 

Innanzitutto, l’eccesso di contenuti scolastici. Mentre nel quinquennio delle superiori in materie come storia, geografia e in parte anche letteratura italiana, gli argomenti verranno affrontati – e ripetuti – con maggiore gradualità, nei tre anni della scuola secondaria di primo grado i programmi sono incredibilmente condensati. A questo si aggiunge il carico della tecnologia: molte scuole richiedono agli alunni un tablet personale durante le lezioni, aggravando ulteriormente il peso. La stessa signora aggiunge: «È uno strazio. Sarà che lo vedo ancora piccolo… Mi fa tenerezza, anche perché lui vuole andare a scuola con tutto il necessario. Nella bella stagione, si carica lo zaino, sale sulla bici e pedala fino a scuola. Lo trovo molto coraggioso. Ma questo non gli ha risparmiato l’incidente che le ho raccontato». 

L’altra criticità della scuola italiana è l’eccesso di compiti. In altre parole, si chiede agli alunni di fare avanti e indietro con tutto il pesante armamentario per poi svolgere i compiti a casa, come se cinque, sei ore di lezione non fossero sufficienti. Le elementari, per l’età degli alunni (5-10 anni), dovrebbero essere un tempo di accoglienza e di apprendimento basato anche sul gioco, sullo stare assieme, sul mutuo insegnamento. Invece rischia di instillarsi l’idea che la scuola «seria» sia quella dei libri, dello studio, della ripetizione, degli esercizi, dei compiti, delle interrogazioni, dei voti. Non è così, si tratta di pratiche inerziali spesso fondate su una concezione di scuola come puro e semplice giudizio, se non punizione, che creano disagio, scarsa motivazione e un sacco di problemi, anche di ansia, negli alunni che, specie dopo il covid, avrebbero bisogno di ben altro. 

Un segno di speranza arriva da un’esperienza molto interessante che anch’io ho sempre appoggiato: le scuole «senza zaino». Avviata in Toscana, è oggi una decisione applicata in più di cinquecento istituti italiani. Sostiene una didattica centrata sull’esperienza, dove non serve portarsi dietro una caterva di volumi e dove lo spazio dell’aula è giocato su una condivisione in cerchio o in spazi modulabili. La scuola senza zaino non deve però diventare la scuola con il tablet. Non abbiamo bisogno di bambini e ragazzi che si perdono sulla realtà virtuale, ma di una scuola che faccia fare esperienze, che studi la storia dell’arte andando direttamente a visitare musei, chiese, monumenti, che in materie come scienze proponga esperimenti, laboratori, scoperte, esplorazioni continue. Una scuola attiva. L’Italia vanta grandi figure educative – Maria Montessori, le sorelle Agazzi, Alberto Manzi, Gianni Rodari, Mario Lodi, Danilo Dolci e don Lorenzo Milani – che hanno testimoniato come una scuola che crea interesse negli alunni non solo sia realizzabile, ma anche l’unica scuola possibile. 

Prova la versione digitale del «Messaggero di sant'Antonio»! 

Data di aggiornamento: 30 Aprile 2026

Articoli Correlati

Articoli Consigliati

Amare

27 Aprile 2026 | di
Lascia un commento che verrà pubblicato