Devozione... centramericana

San Antonio Panzacola: un angolo di devozione antoniana, tra arte e leggende, a Città del Messico.
19 Maggio 2026 | di

A Città del Messico sono varie le chiese dedicate a sant’Antonio di Padova, ma una, in particolare, custodisce un’aura di mistero che attraversa i secoli. Si trova nel cuore del quartiere di Coyoacán, famoso per le sinuose stradine di ciottoli, le sontuose case coloniali e i musei dedicati a personaggi emblematici della storia messicana recente, come la pittrice Frida Kahlo o il rivoluzionario sovietico Leon Trotsky. È conosciuta come cappella di San Antonio Panzacola, appellativo che deriva dalla combinazione del nome del Santo a cui è consacrata e di un toponimo di origine popolare – panzacola – che, secondo alcune interpretazioni della lingua nahuatl, significherebbe «luogo dove abbondano le lucertole». La piccola chiesa risale alla fine del Settecento e sorge accanto al fiume Magdalena, l’ultimo corso d’acqua vivente in città, e a un ponte coloniale in pietra massiccia, uno dei pochi tuttora intatti.

Per Socorro Velázquez, devota di 83 anni che frequenta la chiesa da oltre quattro decenni, il santuario è speciale proprio in virtù delle sue ridotte dimensioni. «È accogliente e si respira una forte devozione. Qui non ci sono le distrazioni tipiche di una cappella grande, dove entrano molti turisti mentre sei a Messa o stai pregando», spiega. «E poi siamo quasi sempre le stesse persone», aggiunge Rosa María Cota, sua amica e coetanea, nonché sagrestana di Panzacola dal 1980. «Quando ci incontriamo per strada, ci riconosciamo e ci salutiamo».

È la mattina di una domenica di fine marzo e, all’interno della modesta sacrestia decorata con una nicchia a forma di conchiglia, le due chiacchierano in attesa dell’inizio della Messa. Nella comunità nessuno è un estraneo, afferma la sagrestana che tutti chiamano affettuosamente Rosita. Il tempo ha trasformato la conoscenza in un legame familiare, tanto che ogni posto vuoto diventa fonte di una preoccupazione condivisa. 

Origine leggendaria

Attorno alla fondazione di questa cappella dalla facciata di un intenso rosa salmone, esistono diverse leggende. Si narra che Pedro de Alvarado, militare coloniale spagnolo, ne ordinò la costruzione poco dopo l’invasione, ma questa versione presenta alcune incongruenze storiche: Alvarado muore nel 1541, mentre la chiesa risale a un’epoca decisamente successiva. Un’altra leggenda vuole che fu fatta costruire da una madre in segno di gratitudine verso sant’Antonio per aver salvato i suoi figli dal carcere. Questi si dedicavano al contrabbando di mercanzie e liquori e, grazie alla supposta intercessione del Santo, sarebbero usciti indenni dai controlli di una dogana che si trovava nelle vicinanze. Il luogo dove sorge la cappella di Panzacola era infatti un punto di passaggio in cui le autorità vicereali sorvegliavano i carichi in transito da Coyoacán verso l’antico insediamento di Tenanitla, racchiuso tra rocce vulcaniche e oggi noto come San Ángel. 

Quando le pongo domande riguardo a queste leggende, Rosita taglia corto: «Non c’è nulla di vero, sono solo miti». Tuttavia, aggiunge, ci sono tradizioni della devozione popolare che rimangono vive, come quella di rivolgersi al Santo per ottenere un buon fidanzamento. «Molte persone, sia donne che uomini, vengono il giorno di sant’Antonio e lasciano le loro 13 monetine come offerta affinché li aiuti», racconta.

Se ci si ferma a osservare la facciata di San Antonio Panzacola, la sensazione di trovarsi in un crocevia è evidente ancora oggi: il santuario si affaccia su uno dei viali più congestionati della zona, Avenida Universidad, che contrasta con la pace delle strade di Coyoacán. Una trentina d’anni fa, però, la vista era differente. Un muro schermava il portale della cappella, che, essendo stata costruita più in basso rispetto al viale, rimaneva parzialmente nascosta. Era possibile entrare solo attraverso un sentiero che portava a un ingresso laterale. Le difficoltà aumentavano quando ancora si celebrava la Messa di lunedì sera e calava l’oscurità. Fu così che Rosita propose di far costruire le ampie scalinate che ora collegano il portale alla strada. «Abbiamo presentato tutta la documentazione necessaria per la costruzione della scala – dice –. Per facilitare l’entrata, ma anche per motivi di sicurezza, dato che avevamo iniziato ad avere problemi con i ladri che entravano nelle chiese».

Crocevia di artisti

La cappella e i suoi dintorni hanno ispirato artisti come l’italiano Eugenio Landesio, che nel 1855 arrivò in Messico, dove si unì all’Accademia di San Carlos, contribuendo a diffondere il genere pittorico del paesaggio. Gli insegnamenti di Landesio rivoluzionarono i metodi dell’istituto, portando gli studenti fuori dalle aule in escursioni scientifiche di osservazione. 

Uno dei primi quadri che dipinse Landesio – l’olio El puente de san Antonio en el camino de San Ángel, junto a Panzacola – raffigura proprio la cappella immersa in uno scenario bucolico: il suo abside circolare è contornato da cactus, agavi e frassini, mentre donne lavano i panni nel fiume e all’orizzonte si staglia la catena montuosa dell’Ajusco. Sebbene si tratti di un paesaggio idealizzato e filtrato dalla prospettiva romantica, il dipinto fornisce indicazioni utili per farsi un’idea di quali siano state le caratteristiche ecologiche e idrologiche di Coyoacán. Nel Cinquecento il fiume Magdalena era denominato il Gran fiume di Coyoacán e il suo corso era ricco di insediamenti della cultura tepaneca e di offerte rivolte a una delle più rilevanti divinità mesoamericane: Tláloc, dio della pioggia, del fulmine e della fertilità della terra. 

Fino all’inizio del XX secolo, Città del Messico conservava ancora la sua natura fluviale: erano circa 50 i fiumi che ne solcavano il territorio. Ma, in nome della chimera del progresso e a seguito di scelte urbanistiche miopi, questi corsi d’acqua sono stati sistematicamente cementificati.

Con i suoi 12 chilometri su 22 che scorrono ancora all’aperto, il fiume Magdalena è l’ultimo a non essere stato del tutto addomesticato. Purtroppo, le sue acque arrivano in città piene di schiume chimiche, residui plastici e altri contaminanti antropogenici. La memoria di un’acqua diversa – più pulita e meno maleodorante –, accompagna Rafael Rivera Cota, che oggi ha 58 anni e frequenta San Antonio Panzacola sin dall’infanzia, quando sua madre Rosita lo portava a Messa. «Siamo legati a questa cappella da oltre 40 anni», dice, rivolgendo un saluto cordiale alle ultime fedeli che se ne vanno al termine del rito religioso. «Qui ho battezzato i miei figli, qui mi sono sposato, qui c’è tutta la mia vita. Prendersi cura di questo spazio è una grande responsabilità, speriamo di poterlo fare ancora a lungo».

Frate José Esteban Cruz Salinas, francescano e parroco di San Antonio Panzacola dal 2023, non nasconde la sua preoccupazione per i processi di secolarizzazione in atto, ma confida che la cappella avrà comunque un futuro roseo. Questo, sostiene, ovviamente «a condizione che chiediamo a Dio di inviarci nuovi operai, sacerdoti consacrati, e che, insieme ai laici, intraprendiamo una nuova evangelizzazione con spirito sinodale».

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Data di aggiornamento: 19 Maggio 2026
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