Tutta un'altra storia
Fin dalla sua nascita l'uomo comunica, esprime concetti, racconta storie. A casa e a lavoro, nella quotidianità e nelle occasioni particolari quello della narrazione è un bisogno fisiologico a cui ciascun essere umano in quanto tale deve rispondere. Così è sempre stato, almeno fino ad oggi. Perché con l'avvento dell'intelligenza artificiale e la sua diffusione in ogni ambito delle nostre vite si è verificata l'ascesa di un nuovo narratore... Partono da questa convinzione Fabrizio Allione e Riccardo Milanesi, autori del volume Tutta un’altra storia (Codice Edizioni), per estendere il dibattito sull'intelligenza artificiale all'ambito narrativo, introducendo la prospettiva delle nuove artificial humanities, un campo di studi che esplora i potenziali contributi delle scienze umane alla comprensione e allo sviluppo dell’IA.
Come scrive nella Prefazione del libro Giovanni Boccia Artieri, «l’intelligenza artificiale non è soltanto un oggetto tecnico da analizzare, ma un campo attraverso cui leggere alcune trasformazioni profonde della cultura contemporanea». In questo senso, continua Artieri, «L’IA è una tecnologia e insieme un dispositivo culturale, funziona cioè come forma dell’immaginario, capace di restituirci, in modo amplificato e deformato, le strutture simboliche della cultura che l’ha prodotta». Da qui la scelta - per questo libro - di un titolo «da prendere sul serio». «Siamo davvero dentro tutta un’altra storia, purché questa espressione non venga intesa come annuncio di una rottura assoluta. Le tecnologie arrivano sempre dentro genealogie più lunghe, ereditano immaginari, abitudini, paure, desideri e forme precedenti. L’intelligenza artificiale generativa appartiene alla storia delle mediazioni tecniche attraverso cui l’essere umano ha esternalizzato e trasformato le proprie capacità simboliche».
La prima parte del libro analizza, attraverso molti esempi pratici, il concetto di artificial humanities, il ruolo dell'homo narrans quale animale che racconta storie e cosa significa davvero scrivere con l'IA. Nella seconda parte del volume gli autori entrano nel vivo della questione con un approccio concreto, passando in rassegna concetti chiave come il passaggio dalla tastiera al prompting e la letteratura generativa. Analizzano il nuovo panorama culturale e l'effettiva creatività dell'intelligenza artificiale. Quindi si soffermano sugli agenti narrativi e sul momento in cui l'IA diventa un personaggio e prende la parola. Ciononostante, ci ricordano gli autori del libro, «È importante ricordare che il ruolo narrativo di un’IA è soprattutto un’attribuzione da parte nostra: la macchina genera testo in base a modelli statistici, ma interpretandone la coerenza e l’intenzionalità, tendiamo a proiettarvi tratti umani. Questa intenzionalità apparente è un concetto fondamentale per comprendere la natura del soggetto narrativo artificiale».
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