Ciò che siamo l'abbiamo capito nel giorno di Pasqua, «partoriti» dal grembo di quella notte santa che sola sa che cosa sia davvero successo, e ne serba per sempre il mistero: redenti e salvati dall’amore «esagerato» del Signore.
Quest’anno Pasqua è caduta nello stesso giorno in cui, novant’anni fa, nasceva Joseph Ratzinger. Quale miglior occasione per omaggiare un grande uomo di Chiesa che ha saputo vivere fino in fondo la missione affidatagli?
Smessi i colori neri del venerdì, tutti indossano gli abiti sgargianti della tradizione. Le ragazze liberano i capelli, coltivano sogni. La Pasqua è un presente che è già futuro.
Beate le corse di Pietro e Giovanni verso il sepolcro vuoto, beate quelle dei due di Emmaus di ritorno a Gerusalemme. Ma a noi, in questo tempo funestato da attentati terroristici, guerre assurde, corruzione dilagante, egoismi, che dice la Pasqua?
In Basilica, per la settimana santa, la liturgia è semplice ma curata, con brani e canti tradizionali eseguiti dalla Cappella musicale, tra le più prestigiose in Italia e non solo.
La quaresima è un cambio in corsa, una conversione possibile, nel senso che è «nella nostra possibilità», a disposizione, a portata di mano. Un tempo per noi, popolo di Dio, meno intimistico di come lo abbiamo a volte vissuto e trasmesso.