12 Dicembre 2023

Cosa vuol dire che «Dio mi salva»?

Cosa vuol dire questa «salvezza» di cui tante volte sentiamo parlare nelle nostre liturgie, nella Parola di Dio? Che significa questa parola-chiave della nostra fede? Scopriamoci dentro il vero e unico proposito per l’anno nuovo che arriva.
Cosa vuol dire che «Dio mi salva»?

© Ricardo Jimenez on Unsplash

Pensate se potessimo esprimere un desiderio. Immaginate di avere lì davanti a voi la famosa lampada da cui esce un genio, e di avere a disposizione un desiderio, uno solo. Provate a pensare, qual è il desiderio più grande e profondo che vi portate dentro? Io che cosa desidero davvero? Qual è quella cosa che mi farebbe sorridere in maniera definitiva, che mi farebbe sentire che davvero la vita è bella, piena, piena di gioia? Ognuno ci metterà qualcosa di diverso: chi la salute, chi la soluzione ad un grosso problema, chi un certo tipo di lavoro che cerca da anni, chi una relazione, da far nascere oppure da sbloccare. Chi vorrebbe poter fare una scelta e non può, chi vorrebbe che una persona cara (figlio, padre, madre, compagno/a, amico/a) sbloccasse una situazione, sciogliesse un problema. Eccetera, ognuno ci mette il suo desiderio più profondo…

Se ci pensate un attimo, ogni nostro desiderio, in fondo, pur essendo diverso e particolare, e unico, ha sempre a che fare con lo stesso anelito profondo che è nel cuore dell’uomo, cioè quello di essere beati. Di essere felici, di poter in qualche modo sfuggire al male. Eccolo qui il desiderio vero, sfuggire al male, saperlo vincere, saperlo togliere, saperlo sanare. E sappiamo bene che la parola che noi umani usiamo per dire il «fuggire dal male, vincere il male, curare il male» è amore! Certo, una parola abusata, ma che infondo forse dice proprio questo: amore è vincere il male, curare il male. Allora noi sentiamo nel profondo di noi stessi che siamo fatti per il bene, per il bello, per il buono, per il giusto, e che non troviamo pace finché non siamo lì. Ma sentiamo anche che nel mondo in realtà il male c’è, c’è eccome, e ci colpisce. Colpisce noi, colpisce gli altri, colpisce i miei figli, mia moglie, mio papà, il mio migliore amico… colpisce. Colpisce a caso, innocenti e colpevoli, vecchi e bambini. Il male c’è.

Il male c’è, è un dato di fatto. Ma noi sentiamo che dovrebbe non esserci, dovremmo poter avere la possibilità di vivere senza, di vincerlo, di guarirlo, di disarmarlo. Una vita di amore, una vita senza male, una vita beata, una vita… salva. Io non so voi, ma tante volte mi chiedo cosa cavolo significa che Dio mi salva. Ecco, forse «essere salvati» significa proprio questo, esaudire il nostro desiderio più profondo, di avere la possibilità di vincere il male, di sfuggirgli, di guarirlo, di disarmarlo. La grande promessa di questo nostro Dio, del Signore della storia, è di salvarci, di aprirci questa possibilità per noi impossibile. Il Signore che è venuto con l’incarnazione, che viene ogni giorno nelle nostre vite, che attendiamo con ogni nostro desiderio, viene esattamente per questo: per salvarci, per aprirci questa possibilità incredibile, questa «strada nel deserto» che senza di lui noi nemmeno potevamo immaginare.

Ma tu ci credi? Favolette per bambini? Parole, chiacchiere? I contemporanei di Gesù faticano a credere a questa cosa, troppo bella per essere vera, troppo gratis per essere davvero di valore, troppo a portata di mano per essere presa in considerazione. Ma Gesù su questo è molto chiaro: se non credete alle mie parole, credere ai fatti, a ciò che lui fa. Non è più tempo delle promesse antiche, fatte al futuro, chiacchiere di profeti inascoltati, «verrà un giorno in cui…». Ora è tempo di fatti: il nostro Dio viene, fa storia con noi, si sporca le mani, agisce, opera, è toccabile, incontrabile. Se non credete ai vostri orecchi, al vostro cervello, credete allora ai vostri occhi, alle vostre esperienze, al vostro cuore: lo sentite? Lo vedete il Signore che opera nelle nostre vite? Sentite che è lui la risposta al nostro desiderio più profondo?

E non serve a nulla rispondere a queste domande con le parole. Sarebbero altrettante chiacchiere. Noi non crediamo alle chiacchiere, nemmeno Dio ci crede… Dio, proprio come noi, crede ai fatti. Uno è quello che fa, ciò che fa dice chi è lui. Ciò che fa Dio nella tua vita dice chi è veramente il tuo Signore. Allo stesso modo ciò che tu fai concretamente, dice chi tu sei. L’amore o si vede nei fatti, oppure è aria fritta. Eccola qui allora la salvezza, eccola qui quella lampada che esaudisce il nostro desiderio più profondo. E non si tratta di una lampada da cui esce un genio, che con uno schiocco di dita risolve i nostri problemi. Si tratta piuttosto di una lampada da cui esce una fiamma, una fiamma che brucia, che brucia d’amore per noi.

E lì dobbiamo stare, da lì alimentarci, a quella luce rallegrarci, se vogliamo vedere che piano piano il nostro desiderio più profondo si realizza. Rimanere con lui, continuare ad invocarlo, «Signore, vieni, abbiamo bisogno di te!». E lui verrà, per stare con noi per sempre. Che sia questo il nostro vero proposito per l’anno nuovo.

Buon cammino a tutti.

fra Nico – franico@vocazionefrancescana.org

Puoi leggere questo e molti altri articoli sui frati nel blog «Vocazione Francescana».

Data di aggiornamento: 12 Dicembre 2023

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