07 Maggio 2026

Costruttori di pace

Lo psicoterapeuta Luca Crivellari è il fondatore di Look Up, un team di specialisti che intervengono in aree di crisi con training di formazione per psicologi, operatori sociali, educatori e religiosi.
Costruttori di pace
Un condominio di Zaporisha colpito da un drone russo il 26 febbraio scorso. Finora il tentativo di invasione del Paese, da parte di Mosca, si è rivelato fallimentare.
© Dmytro Smolienko / Ukrinform / NurPhoto via Getty Images

Egitto, Siria, Ucraina, Palestina, Sierra Leone, Azerbaijan, Georgia del Caucaso: sono alcune delle aree problematiche, sofferenti, deprivate o in conflitto dove opera Look Up. La mission del team sta nel suo nome: alziamo lo sguardo, scrutiamo al di là della nostra realtà, ma soprattutto andiamo «oltre» il nostro modo di vedere le cose, nonostante le modalità dettate dalla visione socio-culturale che appartiene a ogni persona influenzata dalla realtà in cui vive o dalla cultura d’appartenenza. Portare speranza dove è difficile sperare. Luca Crivellari, psicoterapeuta, docente di vari corsi nei dipartimenti di Psicologia e di Pedagogia dell’Università IUSVE, è fondatore della task force di pace che opera in aree di guerra, come ad esempio a Zaporisha, in Ucraina, quando ha tenuto due training in due bunker in luoghi diversi della città, uno per psicologi, educatori e operatori delle linee di emergenza della Caritas, e l’altro per sacerdoti greco-ortodossi dell’esarcato del Donetzk.

Cercando sulla cartina geografica la città di Zaporisha, si rimane stupiti di quanto sia localizzata nell’Ucraina, la zona sudorientale interessata da quattro anni di guerra, e vicinissima alle aree ora in mano ai russi. Una missione complessa, dunque, che ha richiesto un’accurata preparazione e degli agganci in loco, tra cui il vescovo Maxim Ryabuha, che ha l’80% della sua diocesi «occupata dagli invasori». Un’altra nota riguarda il fatto che la missione di luglio 2025 ha seguito di pochi mesi quella di marzo che si era spinta fino a Kramatorsk, e in quell’occasione ha incontrato e affiancato per 15 giorni il «clown» di guerra Pimpa (così preferisce essere chiamato Marco Rodari, attivo anche a Gaza), i passaggi a Izyum, ora in mano russa, a Kharkiv, città molto provata e con numerosi edifici distrutti o danneggiati, e con la preparazione nell’area attorno alla regione di Zaporisha, come la visita all’ospedale di Kramatorsk, il capoluogo più grande del Donbass.

Msa. Professore, come vi spostavate a Zaporisha?

Crivellari. Tutti i giorni per andare tra i due bunker attraversavamo la diga con la sensazione che potesse essere colpita e che potesse saltare in aria da un momento all’altro. Il fronte era a circa 23 chilometri. Adesso la distanza è ridotta a 15 chilometri, in altri punti a 12. 

Come prepara una missione?

Quando ne progetto una – così è stato per Palestina, Siria, ecc., e così sarà, spero, anche in futuro – mi muovo in questo modo: prima parlo con i committenti, poi faccio un viaggio solo io per rendermi conto della situazione e per respirare l’aria del luogo. In questo primo viaggio «esplorativo» chiedo di parlare con la gente del posto, dalle persone comuni fino ai referenti, incaricati o presidenti, insomma fino ai vertici di coordinamento dei vari enti: scuole, ong, associazioni, chiese. Inoltre, mi faccio portare nei luoghi in cui si prevede una ricaduta del nostro servizio: campi profughi, scuole, fronti militari, centri giovanili, associazioni. Quindi rientro in Italia ed elaboro il progetto, con i vari step: quante volte andare e per quanti anni, per quanto tempo e il programma, grazie all’aiuto e al confronto con i miei collaboratori. Iniziamo a stendere il progetto con il project manager e, una volta approvato dai committenti, cominciamo a raccogliere i fondi per la realizzazione. Stilo gli obiettivi nel confronto con chi chiede: vescovi, incaricati delle ong di riferimento, responsabili dei campi profughi o degli enti che commissionano il nostro intervento. In genere si incrociano i bisogni intercettati con le nostre competenze, e si realizzano progetti psico-educativi per aiutare psicologi ed educatori, assistenti sociali e figure di aiuto direttamente operative sul campo (infermieri, telefonisti dell’emergenza, sacerdoti, insegnanti) ad affrontare la realtà che si trovano ad attraversare; progetti psico-educativi per la popolazione, i cui contenuti sono spesso elementi di sviluppo personale e di gestione del trauma, e di comunicazione. Gli obiettivi rispecchiano il desiderio di offrire alle persone competenze e capacità concrete, utilizzabili per affrontare il periodo che si trovano a vivere, aumentare la speranza in sé, nella vita e nel futuro facendo leva sulla loro interiorità in cui loro definiscono e da cui attingono i valori e le credenze che li muovono.

Il metodo adottato nei training è un supporto a chi aiuta la popolazione in aree di crisi. Quali sono i fondamenti scientifico-psicologici?

Le metodologie di Look Up sono frutto delle competenze personali dei componenti del team, e della loro integrazione. I training sono proposte di percorsi interattivi ed esperienziali in cui si offrono ai partecipanti abilità e capacità pronte all’uso, e prospettive di crescita personale e professionale nella direzione della concretezza e della competenza. Lavoriamo a contatto con figure considerate di rilievo in Italia e nel mondo nell’ambito dell’etno-psicologia clinica ovvero lo studio dell’interazione tra cultura, mente e salute mentale, con un forte orientamento all’intervento sul campo e alla cooperazione internazionale. L’etno-psicologia studia il rapporto tra cultura e processi psicologici occupandosi di comprendere come i modi di pensare, sentire e comportarsi siano influenzati dal contesto culturale e sociale in cui una persona vive o è cresciuta. Inoltre, Look Up opera secondo un modello di cooperazione sostenibile, attraverso la formazione del personale locale e interventi autoprodotti nel medio-breve periodo, mediante il Learning by Doing (Imparare facendo), per attivare dinamiche individuali, di coppia, di piccolo gruppo o di grande gruppo, che consentono di imparare dalla propria esperienza, creando la propria conoscenza individuale, e la sviluppano. Utilizziamo modelli psicologici e tecniche di riferimento per l’ambito clinico come l’analisi transazionale, lo psicodramma, la terapia ricostruttiva interpersonale, l’EMDR (il ricordo dell’esperienza traumatica), la terapia narrativa, il cognitivo comportamentale e la schema therapy.

Le sue esperienze in zone di guerra sono guidate dalla fiducia nell’uomo oppure dal portare conforto, in modo diretto o indiretto, alle popolazioni colpite dalla guerra? 

Non ho grande fiducia nell’uomo, nel senso che per me l’uomo è capace delle azioni più nobili fino a dare la vita, e delle azioni più abiette come uccidere o fare del male ai suoi simili, quindi non considero la fiducia nell’uomo come un valore. Lo troverei molto rischioso. Ci guidano la fede, il credere che l’uomo si realizza amando il prossimo e la vita fino a morire, il credere che fare bene il proprio lavoro, in tutte le professioni, sia un modo per creare un mondo migliore e realizzare la propria dignità. Il desiderio di amare le persone in difficoltà e sofferenti è concreto, quindi questa è una priorità rispetto alla scelta dei nostri destinatari e delle nostre missioni. Più le popolazioni e le persone sono in difficoltà, più sentiamo che la missione è per noi.

Che cos’è la pace per Look Up? 

La pace è, al tempo stesso, qualcosa di semplice e difficile. Per la pace bisogna impegnarsi. Concretamente, per Look Up la pace inizia dal cuore degli operatori che ne fanno parte poiché desideriamo che i primi ad essere e a vivere in pace siano coloro che sono coinvolti. Al momento siamo persone che svolgono diverse professioni, ma che hanno in comune la priorità per la cura della vita interiore, da cui scaturisce poi il dono di sé a tutti gli esseri umani a cui siamo «mandati» o a cui ci rivolgiamo. Prima la pace dentro ognuno di noi, poi all’interno del nostro gruppo, poi l’irradiazione verso l’esterno, attraverso i contenuti che portiamo e le modalità esperienziali nei luoghi in cui siamo chiamati o richiesti: dai monasteri, ai campi profughi, ai luoghi di guerra attiva. Per Look Up la pace è l’allineamento dei propri pensieri, azioni, scelte, obiettivi con la propria interiorità. Prima si cura l’interiorità, e questa diventerà poi la guida per pensieri, azioni, scelte, obiettivi. La pace per noi nasce dalla pace personale con Dio, in noi, tra noi e poi con gli altri; la si costruisce con competenze concrete come la preghiera in primis, e poi la comunicazione nonviolenta, il chiedersi scusa, il fare verità, e tanti altri gesti concreti. Traduciamo la pace nel nostro modo di lavorare nel rispetto reciproco, supportandoci vicendevolmente, nel riconoscimento del lavoro dei componenti di Look Up, nella disponibilità alla semplicità e all’essenziale, nella capacità di accogliere con il sorriso gli imprevisti e i disagi che inevitabilmente si incontrano nelle nostre missioni, nel rispetto dei donatori e dell’uso delle risorse che sono destinate a noi con tanta fiducia. La sensibilizzazione ai temi della pace, con interventi nelle scuole rivolti a studenti e docenti, fanno parte della nostra missione.

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Data di aggiornamento: 07 Maggio 2026

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