Vita nuova

Pasqua è parola ebraica antica che vuol dire «passaggio». E che Gesù ha rigenerato di senso nuovo, con il transito più radicale tra la vita e la morte e tra la morte e la vita. Che passaggio segna per noi oggi questa ricorrenza?
02 Aprile 2025 | di

Pasqua è parola ebraica antica che vuol dire «passaggio». E che Gesù ha rigenerato di senso nuovo, con il transito più radicale che fa da matrice a tutti gli altri: quello tra la vita e la morte, e, in modo inaudito, tra la morte e la vita. Che passaggio segna per noi, oggi, questa ricorrenza? È rimasto solo un guscio vuoto? Il filosofo coreano Byung-chul Han ha riconosciuto nella scomparsa dei riti un fattore di impoverimento simbolico: se il tempo è continuo e omogeneo, se ogni momento è equivalente all’altro, si ricade «nell’inferno dell’uguale». 

I momenti forti del calendario liturgico non sono occasioni devozionali fine a se stesse, ma esattamente ciò che ci salva dall’inferno della ripetizione, dalla frenesia della corsa che ci svuota, ci anestetizza e ci spegne. Si riapre così lo sguardo su una vita che vale la pena di essere vissuta, nella consapevolezza del legame di tutto con tutto: dell’orizzontale e del verticale (i bracci della croce), del peccato e del perdono (il ladrone), della violenza e della pietà, persino dell’amore per il nemico. La morte è punto di transito e non di arrivo, angolo da cui scorgere una vita piena e non la fine della vita. Se con san Francesco concepiamo la morte come sorella, anziché come nemica, il senso della Pasqua si rigenera. Allora, come scrive Bonhoeffer, «il pensiero viene distolto dal destino personale e portato molto al di là, fino al senso ultimo della vita, della sofferenza, del corso degli eventi, e ci è dato di concepire una grande speranza».

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Data di aggiornamento: 02 Aprile 2025
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