Il genitore diagnostico

Sempre più spesso i genitori, a loro volta sotto pressione, faticano ad accettare comportamenti dei figli che rientrano invece nella normalità del crescere.
19 Marzo 2026 | di

Mi scrive Sara, mamma di una bambina di 5 anni e mezzo: «Ho l’impressione che mia figlia soffra di ansia. Ha momenti di silenzio che non mi so spiegare. La nonna ha avuto problemi di depressione. Ma non sono sicura che dipenda da quello. A volte, invece, è super agitata e incontenibile. Mi sembra ipercinetica… Sento che ha un disturbo di qualche tipo, ma non so cosa fare. Lei che cosa mi consiglia?». 

Da un paio di decenni, mamme e papà sono sotto assedio. A ogni minimo sussulto emotivo e comportamentale del figlio o della figlia, di qualsiasi età, ma specialmente entro i 7 anni, si chiedono: «Che cosa avrà? Sarà un disturbo neuropsichiatrico?». Gli insegnanti condividono la stessa sorte dall’altra parte della «barricata» e consigliano: «Fatelo vedere da qualcuno. Qualcosa non torna. È troppo distratto. Dopo cinque minuti, non ascolta più. È ora di fare accertamenti». Come levarsi di dosso tutta questa tensione? Alla fine, molti genitori cedono: «Dottore, per toglierci il dubbio lo abbiamo portato in uno studio privato di neuropsichiatria. Gli hanno fatto tre test sul posto e hanno consegnato un questionario a noi e uno alle insegnanti. Stiamo aspettando la risposta». Al novanta per cento, l’esito sarà positivo, perché i bambini sono troppo piccoli e immaturi, e gli adolescenti troppo sottosopra dal punto di vista neurocerebrale per non trovare «qualcosa». 

Ma dobbiamo davvero e a tutti i costi cercare un disturbo neuropsichiatrico? È così necessario? I figli hanno bisogno di genitori educativi o di genitori diagnostici? Meglio dirlo subito: il genitore diagnostico mette nei guai i figli. Eppure accade spesso. Nel lavoro con mamme e papà, noto, infatti, una certa fatica a gestire la normale discordanza dei figli e delle figlie. Il bambino corre, salta, non ascolta, è impaziente, pigro, fa scherzi, urla, dice caterve di bugie o presunte tali… L’adolescente appare distaccato, non ne vuole sapere dei genitori ed elude sistematicamente il loro controllo, tiene nascoste le questioni importanti, se ne frega dell’autorità... Detto questo, sono i figli ad avere problemi neuropsichiatrici o, viceversa, sono i genitori a patire un’incredibile difficoltà nel tenere la giusta distanza che permette di accettare le immaturità come parte normale della crescita? Qualcuno, poi, ricorre addirittura agli psicofarmaci: «Dottore, per farlo dormire va bene un po’ di ansiolitico?». I dati sull’aumento del loro utilizzo in età evolutiva sono purtroppo inequivocabili. 

In una recente ricerca realizzata dal sottoscritto e dai miei collaboratori su un campione di ottocento genitori che si sono rivolti ai nostri studi di consulenza per problemi di natura educativa, è emerso chiaramente che questi faticano a gestire contrarietà e divergenze con i figli, vivendo in una continua pretesa che si comportino bene, stiano tranquilli, ascoltino e obbediscano. I genitori vanno aiutati non sommergendoli di suggerimenti medico-psichiatrici, ma guidandoli sul piano educativo, nel gioco di squadra tra padre e madre, tra inevitabili scossoni e complicazioni varie che rendono comunque meraviglioso crescere e trasformarsi da bruco in farfalla.

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Data di aggiornamento: 19 Marzo 2026
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