Invidia, malattia dell’animo
«Buongiorno, sono rimasta molto rattristata dall’aver casualmente scoperto che un membro della mia famiglia sparla di me. Sembra che provi invidia nei miei confronti, perché ritiene che io sia da sempre la preferita dei nonni. Eppure non è così! Certo, sono stata aiutata a seguito di un avvenimento che ha sconvolto la mia vita e io ricambio aiutandoli ora che sono anziani e non più completamente autonomi. La mia coscienza è a posto, ma mi chiedo perché questa invidia che fa vivere male lui per primo e ora anche me... L’invidia non è uno dei peccati capitali? E come si affronta, non solo la propria, ma quella degli altri?».
Lettera firmata
L’invidia è una malattia dell’anima con la quale capita di dover fare i conti. Il termine invidia significa «guardare in modo ostile»: questo succede perché c’è un bene dell’altro che io non ho e che vorrei, perché ritengo che mi sia dovuto (come nel caso descritto nella lettera). Ne ha qualche colpa l’altro? Non necessariamente, anzi, di solito no, ma il disagio che provo per questa sorta di ingiustizia mi porta a «guardare contro» l’altro.
A Padova, nella Cappella degli Scrovegni, Giotto ha rappresentato l’invidia, tra i vizi capitali, come una donna anziana con delle orecchie enormi e dalla cui bocca esce un serpente che si ritorce contro i suoi occhi (nella foto). Questa raffigurazione ci può fornire degli spunti interessanti. Anzitutto le grandi orecchie, che possono indicare l’attitudine alla curiosità: quante volte l’invidia nasce proprio da una notizia su qualcuno la quale mi getta un peso nel cuore, spesso sproporzionato rispetto alla realtà… e mi pare che quella cosa, che sta vivendo o che ha, non ci sia (o non ci sia abbastanza) nella mia vita.
Altro elemento della rappresentazione è il serpente: esso esce dalla bocca, come le parole che l’invidioso dice. Parole che spesso sono avvelenate, piene di disprezzo: una strategia per limitare il peso della mancanza che sento è quella di sminuire l’altro. Però, il serpente non è rivolto verso gli altri, verso l’apparente causa dell’invidia; è invece puntato contro gli occhi della stessa persona invidiosa. In questo modo, distorce lo sguardo e, oltre all’ascolto, anche la visione della realtà risulta inquinata. Non vedo più l’altro per come è davvero, ma sempre in relazione a quello che lui ha e a me manca: è difficile, così, avvicinare e stimare l’altro, perché lo vedo come un ostacolo e preferisco evitarlo.
Come affrontare, dunque, l’invidia? Siccome il problema spesso nasce da un aspetto che viene assolutizzato e che non mi fa più vedere bene chi ho davanti, il punto sarà soprattutto relativizzare questo aspetto, senza dargli tutto il peso che vorrebbe prendersi. E l’invidia degli altri? Difficile da dire, ma una via che si può seguire è quella della benevolenza: aiutare l’altro a guardare il bene che c’è anche in lui, usare parole buone, che valorizzano e non disprezzano. Insomma: cercando di rispondere al veleno della sua invidia con l’antidoto dell’amore.
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