La santità dell’altro
«Un itinerario di esplorazione del patrimonio religioso dell’induismo e delle armoniche che queste scoperte possono risvegliare nella riflessione e nel cuore di un cristiano»: ecco la proposta di questo libro, scritto da un sacerdote gesuita, dottore in Teologia presso l’Università Gregoriana di Roma, che da anni vive in India. Il testo è frutto di una duplice ospitalità: quella ricevuta «da tanti amici hindu, in particolare dai brahmani eruditi di Benares» e quella accordata «alla loro insigne tradizione» proprio in nome del suo sacerdozio cattolico, praticando un ascolto aperto a scoprire nell’altro «la sinfonia silenziosa dello Spirito del Signore che riempie la terra e, tenendo insieme ogni cosa, ne conosce la voce». L’approccio vuole evitare due estremi: da un lato, la reciproca ignoranza tra hindu e cristiani che impedisce di arricchirsi con le differenze altrui, credendo di possedere già tutto da sé; dall’altro lato, il facile sincretismo che «altera e perverte i termini che esso pretende di congiungere con la sua arbitraria e fallace mediazione».
L’autore fornisce una panoramica dei tratti dell’induismo e delle diverse concezioni e pratiche religiose a esso legate: nei vari capitoli, facendo ampio riferimento ai testi sacri, si sviluppano temi centrali come il sacrificio, l’illuminazione, la compassione, la separazione. A partire da essi, si apre una riflessione cristiana, che nasce da una conversazione vissuta in prima persona dall’autore: essa «ha spesso fatto emergere con forza illuminazioni inaspettate sulla pienezza di Cristo risorto che, da parte sua, metteva in luce elementi notevoli dell’induismo». L’auspicio è che «l’induismo convochi il meglio del cristianesimo e viceversa, il tutto in un’“emulazione di santità”» che può essere molto feconda.
Prova la versione digitale del «Messaggero di sant'Antonio»!