Viviamo in un’epoca in cui le regole di convivenza condivise sembrano saltate, mentre a dominare il mondo è la legge del più forte. Che sta succedendo? Quali sono le possibili vie d’uscita?
In un’epoca in cui la guerra viene invocata come fatalità inevitabile, come unica risposta possibile alle tensioni geopolitiche, riscoprire il senso profondo della parola «pace» diventa un atto rivoluzionario.
La fine del regime di Khamenei, l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran per riscrivere gli equilibri nel mondo arabo, e la rappresaglia di Teheran contro i Paesi del Golfo stanno producendo un cataclisma geo-politico epocale.
La guerra non è più un fatto politico ma un affare privato. Ecco perché oggi, contro il dilagare della guerra, ci vogliono due antidoti: una rivoluzione culturale e un ministero della Pace.