Candore. Per un nuovo inizio

Adesso, pur con le immagini del dolore negli occhi, possiamo invocare e accogliere un candore nuovo, per ritrovare l’abbraccio e ripartire. Un nuovo inizio, accompagnato però.
25 Giugno 2021 | di

Giugno è il mese del nostro Santo. Diciamo nostro, ma è il Santo di tutte le persone che lo amano e chiunque sulla terra lo può dire nostro. Come il Padre, che nell’unica preghiera che Gesù ci ha insegnato, è nostro in tutte le lingue del mondo. Il giorno 13 di sant’Antonio ricordiamo la morte, e per chi crede è vita nuova, incontro con il Signore, con la comunità dei santi, con gli affetti che ci hanno anticipato. Un abbraccio immenso. Fa impressione questa parola che ci è mancata in modo così straziante.

Adesso, in questo tempo di quasi estate, proviamo a imparare di nuovo ad abbracciarci e fidarci. Non sarà semplice e potrebbe capitare che abbiamo bisogno di un vero nuovo inizio. Intossicati dalla paura e frenati dal sospetto, la pandemia ha cambiato il nostro modo di percepire gli altri. Facciamo fatica a chiamarlo prossimo, perché lo abbiamo dovuto tenere lontano almeno quanto ci hanno detto che era bene, un metro anche a scuola, addirittura a scuola, dove gli abbracci consolano i brutti voti, le delusioni del cuore, delle amiche, gli amici, gli amori. Niente per tanto tempo e potrebbe capitare ancora, dobbiamo ricordarlo, essere attenti a preservare il bene presente, per noi e per chi viene dopo di noi. 

Ci vuole un candore nuovo per ricominciare, e lo si può fare anche se la pandemia ci ha straziato lo sguardo, quante immagini terribili, e il cuore, quanti lutti, quanta paura. C’è un punto della vita di sant’Antonio in cui sembra arrivare come dono proprio questo nuovo candore. Le biografie raccontano che quando il Santo era ancora giovanissimo ma già canonico agostiniano e si trovava nel monastero di Santa Croce a Coimbra (la capitale del Portogallo, allora), arrivarono le spoglie di cinque frati francescani torturati e uccisi in Marocco, dove erano stati inviati a proclamare il Vangelo. Antonio si chiamava ancora Fernando, aveva studiato in un’università prestigiosa che aveva contribuito alla rinascita degli studi teologici in Europa, aveva un futuro da teologo. 

L’incontro di Coimbra è con la morte di cinque poveri predicatori che appartenevano a un ordine lontano, nuovo, povero e programmaticamente non interessato agli studi. Era il 1220. Noi leggiamo le vite dei santi quando sono già santi, con l’occhio del, potremmo dire, pregiudizio di santità: se è un santo è ovvio che abbia fatto cose da santi. Ma, come qualche secolo dopo insegnò Ignazio di Loyola, altro santo immenso, capire davvero vuol dire entrare nella scena, immaginare la concretezza del momento: la chiama «composizione vedendo il luogo». 

Si può provare a immaginare che cosa Antonio abbia visto. La morte, di sicuro. Squadernata nei corpi decapitati dei cinque frati. Era tempo di crociate. I morti dovevano essere tanti in generale, ma quelli erano particolari, forse li aveva conosciuti prima che partissero. Ma in loro Antonio ha visto anche la vita, così tanta vita da decidere di cambiare la sua. Anche qui possiamo immaginare. Un nuovo inizio a partire da una condizione di peccato ha un suo perché più facile da capire. C’è un prima senza il Signore, c’è un incontro e c’è un dopo in compagnia del Signore. Ma qui Antonio era già un uomo di fede, come molti di noi, già abbiamo conosciuto il Signore, pregato nelle chiese un tempo piene, poi meno piene, poi a casa, poi a distanza, un po’ più soli, un po’ più interroganti. Adesso, pur con le immagini del dolore davanti agli occhi, possiamo invocare e accogliere un candore nuovo, per ritrovare l’abbraccio e ripartire. Un nuovo inizio, accompagnato però. Sempre accompagnato. 
 

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Data di aggiornamento: 25 Giugno 2021
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