Dalla rivoluzione tecnologica alla rivoluzione umana
L’eccezionale sviluppo dell’intelligenza artificiale (IA) nel nostro tempo fa parte della più ampia rivoluzione tecnologica nella quale siamo immersi. La proposta del presente saggio breve è quella di superare atteggiamenti di allarmismo disperato o di incoscienza credulona per scegliere un realismo responsabile, che guarda al futuro riconoscendo percorsi e sviluppi probabili dell’IA. L’autore, gesuita docente di Teologia fondamentale presso la Pontificia Università Gregoriana, parte da alcuni dati di fatto: per come è costruita, l’IA ha un’intelligenza differente rispetto a quella umana, mancante della caratteristica dell’autocoscienza e basata soprattutto su elaborazioni logiche di carattere statistico. Lo sviluppo dell’IA dipende soprattutto dall’interazione con gli utenti che la porta ad acquisire un modo di rispondere simile al nostro, sia nel bene che nel male; d’altra parte, si verifica anche il fenomeno contrario, per cui l’uso continuo dell’IA influenza il modo di pensare umano.
Una parte centrale del testo si occupa di analizzare brevemente la nota Antiqua et Nova del Dicastero della dottrina della fede e del Dicastero della cultura e dell’educazione, firmata da papa Francesco. L’aspetto chiave messo in luce dal documento è ampiamente condiviso: l’intelligenza umana è irriducibile all’IA e il rischio maggiore di questo tempo è l’imporsi di un paradigma tecnocratico, in base al quale è la tecnologia e il suo sviluppo che si pone come legge. Questo tocca anche la Chiesa, quando assume atteggiamenti tecnicisti e mercantilisti perdendo spesso di vista l’aspetto della contemplazione, la ricerca del senso della vita, dimenticando che la salvezza non viene dalla tecnica. Una questione etica decisiva è quella della responsabilità: non è possibile imputarla a delle macchine, è sempre necessario che sia umana. D’altra parte, l’autore nota la possibilità di emergere di una struttura di peccato, perché l’IA non è un semplice strumento ma un sistema complesso che trasforma il nostro ambiente e il nostro pensiero.
Quale orizzonte possibile, in questo contesto, per l’umanità? Vivere una rivoluzione umana, che si fonda sul prendersi cura gli uni degli altri, in un insieme di atti che non sono sostituibili dall’IA. Come afferma Dilexit nos al n. 20: «Nell’era della IA, non possiamo dimenticare che per salvare l’umano sono necessari la poesia e l’amore».
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