29 Giugno 2020

Testimone di pienezza

Giovane marito e padre di famiglia da sempre legato all’ideale francescano, Giovanni è espressione di una Chiesa dalle molte vocazioni, dove tutti – laici e consacrati, frati e famiglie, giovani e adulti – sono interconnessi.
Giovanni, giovane marito e padre

La storia di Giovanni, aiuta tutti a scorgere la bellezza e la santità della Chiesa, nella sua ricchezza di espressioni e vocazioni (laici e consacrati, frati e famiglie, giovani e adulti..) e come essa sia, in Cristo, un corpo vivo che vede tutti in relazione, interconnessi, gli uni sempre bisognosi dell’altro. Fra gli ambiti importanti in cui noi frati siamo impegnati, certamente vi è il nostro spenderci specialmente per i giovani e la loro scelta vocazionale, perché nel Signore raggiungano e realizzino la vita bella e piena ed «eterna» che Lui ha seminato nel cuore di ciascuno. Un’autentica, appassionante missione e sfida!

Non è mai facile, infatti, l’itinerario di scelta vocazionale e di maturazione di un ragazzo e, anche per noi frati, non è per nulla scontato avere sempre la capacità di porci accanto ai giovani con rispetto e amore, sapendo ascoltare, accompagnare, offrendo occasioni di crescita, cercando di essere per loro riferimenti credibili. Quando però nel nome di Gesù e del Vangelo ci si tende la mano con fiducia e libertà, percorrendo un comune tratto di strada, il Signore opera meraviglie e a ciascuno dona grande pace e gioia e consolazione.

Al riguardo, riporto di seguito la testimonianza di un giovane, Giovanni (26 anni), sposo e padre di famiglia, che fin da adolescente ci ha frequentato. Nel racconto del suo percorso di vita (breve, eppure molto intenso), l’intreccio con noi frati è stato continuo, in un reciproco arricchimento, in un camminare insieme accomunati dalla fede e dall’ideale francescano. Leggere la storia e la «vocazione francescana» di Giovanni, credo che in parte possa aiutare tutti ad approfondire la mission di noi frati, ma soprattutto a scorgere la bellezza e la santità della Chiesa, nella sua ricchezza di espressioni e vocazioni (laici e consacrati, frati e famiglie, giovani e adulti) e come essa sia, in Cristo, un corpo vivo che vede tutti in relazione, interconnessi, gli uni sempre bisognosi dell’altro.

Il racconto di Giovanni, che ringrazio di cuore e benedico con la sua splendida famiglia, mi pare dica bene la fecondità di questo intreccio di carismi e chiamate.

Al Signore Gesù sempre la nostra lode.

fra Alberto – fraalberto@vocazionefrancescana.org

 

Testimonianza vocazionale di Giovanni

Mi chiamo Giovanni, ho 26 anni e vivo a Faenza, città in cui sono nato. Nell’autunno del 2013, dopo l’esame di maturità, mi sono trasferito a Padova per poter frequentare il corso di laurea in filosofia all’università.

Con i frati, in parrocchia

Allora conoscevo già la realtà dei frati francescani conventuali, che anche a Faenza hanno un convento e una chiesa, dedicati a san Francesco. Qualche anno prima il parroco di sant’Ippolito, la mia parrocchia di appartenenza, era stato assegnato a un’altra comunità. In quell’occasione i frati, dal momento che le due chiese sono molto vicine, avevano accettato di assumere l’incarico del servizio spirituale anche nella nostra comunità parrocchiale: la celebrazione dei sacramenti e della messa domenicale, la direzione del catechismo e dei gruppi giovanili, l’assistenza spirituale del gruppo scout, di cui facevo parte anch’io. A partire da quel momento ho cominciato a farmi coinvolgere sempre di più nelle attività che facevano capo alla comunità francescana, svolgendo il servizio di animatore ai campi estivi a Cancellino (località dell’appennino tosco-romagnolo dove si trova il Villaggio San Francesco), partecipando alla GMG del 2011 a Madrid e a diverse edizioni del convegno «Giovani Verso Assisi», che si tiene ogni anno tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre.

Gli anni dell’università a Padova

Nel momento in cui ho deciso di iscrivermi all’Università di Padova, aprendomi a un contesto e a una città del tutto nuovi, mi confortava sapere di avere già un punto di riferimento nella comunità dei frati del Santo: mi sembrava di avere già qualcuno su cui fare affidamento, e il cui accompagnamento mi avrebbe permesso di vivere appieno l’esperienza universitaria. Questa speranza non è stata affatto delusa, ma anzi si è realizzata appieno. Svolgendo, insieme ai miei coinquilini, un servizio settimanale come volontario presso l’arca di sant’Antonio, ho avuto la possibilità di stringere amicizia con molte persone che si occupano della gestione quotidiana dei servizi della Basilica: volontari, frati e anche alcune guardie, con cui scambiavo piacevoli chiacchierate e che si sono sempre dimostrate interessate alle mie attività e al mio percorso di studi. Inoltre, questo tipo di servizio mi metteva a disposizione molto tempo per la riflessione, la preghiera e la partecipazione alla messa celebrata in Basilica. In tal modo ho cominciato a rivolgermi a sant’Antonio come a un confidente a cui riferire le fatiche e le preoccupazioni, un custode a cui affidare tutte le persone e le situazioni della mia vita, un esempio a cui chiedere aiuto per seguire la volontà del Signore. Non mi sono mai recato a sostenere un esame senza aver prima visitato la tomba di sant’Antonio e quella del beato Luca Belludi, patrono degli studenti padovani. Ho sempre beneficiato del loro accompagnamento: non solo in vista dell’esito di ogni esame, ma anche affinché il mio studio potesse trasmettermi qualcosa di importante.

Momenti di preghiera

Ancora più significativo è stato l’appuntamento settimanale dell’adorazione eucaristica, che si celebra tuttora ogni martedì sera nella cappella del convento di san Massimo, e che raccoglie giovani studenti universitari di fronte a Gesù Sacramentato, per sperimentare insieme la Sua presenza e ricaricarsi in vista della settimana appena incominciata. Grazie a questo appuntamento ho conosciuto frati e suore giovani ed entusiasti – che, semplicemente amando ciò che fanno, testimoniano la bellezza di una vocazione alta e impegnativa – nonché molti altri studenti, con cui potevo condividere le fatiche e le gioie degli impegni universitari anche dalla prospettiva della vita di fede. Partecipare a queste occasioni di preghiera e di incontro mi ha permesso di vivere l’esperienza universitaria con continuità e profondità, ponendola direttamente in relazione con la mia vita nella sua interezza e con la domanda sulla mia vocazione.

La ricerca vocazionale

Quando mi sono iscritto all’università stavo già insieme a Francesca, che avevo conosciuto proprio durante l’esperienza dei campi parrocchiali estivi. La scelta di trasferirmi in un’altra città era in qualche modo appesantita dalla consapevolezza che ciò avrebbe complicato la nostra relazione, allontanandoci un po’ l’uno dall’altra. In effetti, durante i miei anni padovani questa fatica c’è stata: comunicare per gran parte del tempo tramite il telefono, con la prospettiva di vedersi durante il fine settimana, nei momenti liberi dal servizio scout (che nel frattempo portavo avanti), lasciava inappagata tanta voglia di stare insieme, e ogni tanto provocava qualche discussione. In più, c’era in noi il desiderio di capire quale fosse la direzione del nostro rapporto, se la nostra vita insieme rientrasse nei piani del Signore. Questo ci ha spinto a cogliere tante occasioni di crescita, seguendo un percorso diocesano di accompagnamento e partecipando al corso fidanzati tenuto ad Assisi dai frati minori. Il nostro desiderio era di non stare semplicemente insieme, ma di dare una forma e una direzione al nostro rapporto, affinché potesse condurci da qualche parte. In questo modo abbiamo sperimentato tanti momenti di incontro e di preghiera che hanno allargato la nostra prospettiva, accresciuto la nostra consapevolezza e ci hanno dato l’opportunità di condividere le nostre esperienze con altre giovani coppie che vivevano situazioni simili.

Il tempo dei dubbi e delle paure

Man mano che passava il tempo, la percezione di quanto l’uno fosse importante per l’altro era sempre maggiore e questo ci ha condotti di fronte alla scelta di sposarci. Tuttavia, non mancavano i dubbi, le incertezze, le paure: il fatto che io non avessi ancora portato a termine il percorso di studi e l’incognita di trovare un lavoro in tempi brevi sembravano suggerire di rimandare ulteriormente questa decisione e di prolungare un’attesa che per noi era già eccessiva. La radicalità di questa scelta ci poneva di fronte alla necessità di fidarci del Signore, di buttarci in un’avventura senza avere in mano tutte le garanzie e le sicurezze, senza poter prevedere del tutto quello che sarebbe avvenuto e come si sarebbero risolte le varie difficoltà che si presentavano alla mente.

L’esperienza del Triduo Pasquale al Santo

In un periodo duro e intenso, in cui il desiderio e la speranza si mescolavano alla fatica e allo scoraggiamento, d’accordo con il nostro padre spirituale abbiamo accettato l’invito a partecipare al Triduo Pasquale organizzato dai frati del Santo insieme alle suore elisabettine: un’esperienza che non dimenticheremo mai. In questi tre giorni di preghiera, testimonianze, riflessioni, ma anche condivisione e amicizia, il gioioso accompagnamento dei frati e delle suore ci ha fatto partecipare a fondo alla passione, morte e resurrezione del Signore. Di ritorno da questa esperienza, il giorno di Pasqua del 2018, con un grande senso di gratitudine nel cuore e con la chiara sensazione di prendere la decisione giusta al momento giusto, abbiamo deciso di buttarci con entusiasmo in questa avventura e, quello stesso giorno, abbiamo annunciato la decisione di sposarci alle nostre famiglie, che l’hanno accolta con gioia e non poca sorpresa.

I frutti

Ci siamo sposati il 15 luglio 2018: una giornata meravigliosa e indimenticabile. Un anno e mezzo dopo, a gennaio 2020, è nata Benedetta, un dono che ha illuminato la nostra vita e che ha confermato ulteriormente la bontà della nostra scelta. Dopo questi primi due anni di matrimonio, per quanto consapevoli di trovarci nella prima tappa di un lungo percorso che non sarà privo di difficoltà, possiamo già guardarci indietro e scoprire quanto il Signore ci sia stato accanto e ci abbia guidato passo dopo passo, con sapienza e pazienza, ponendoci di fronte ai nostri limiti e facendoci capire di poterli superare solo fidandoci di Lui. Avendo perseguito innanzitutto ciò che era importante per la nostra vita, tutto il resto (la laurea, il lavoro) ci è stato dato in aggiunta.

«Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò». È la frase del Vangelo di Matteo che campeggia sulla parte superiore delle pareti dell’arca di sant’Antonio. Quel brano prosegue così: «Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero». Se c’è una cosa che posso testimoniare è che il peso di scelte importanti, come sposarsi e avere dei figli, si concentra nel periodo che precede la scelta stessa: nel momento in cui ci siamo fidati del Signore questo peso si è veramente rivelato dolce e leggero, perché se le fatiche non sono scomparse, è sopraggiunta anche una grande gioia e un senso di pienezza che ci accompagnano tuttora, e di cui siamo grati.

Giovanni

Data di aggiornamento: 29 Giugno 2020
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