Rinascere in musica
Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo, intendi da lontano i miei pensieri. «Sì, il Salmo 139: è nato tutto proprio da lì»; la cantautrice Debora Vezzani ricorda ancora quando quella richiesta di musicare proprio quel salmo le cambiò e salvò la vita. Dopo tanto dolore, era arrivata una luce nell’esistenza di questa donna, nata a Bologna 41 anni fa e subito data in adozione: «Mia mamma era una ragazza madre – ricorda Debora –, non l’ho mai conosciuta, anche se ho sempre avuto il desiderio di sapere chi fosse, perché mi avesse abbandonata, se quel gesto fosse stato per lei un dolore o meno». Una voglia di sapere che Debora soddisfa a 25 anni, scoprendo che anche la madre era stata abbandonata da piccola, ma nessuno l’aveva adottata. «Purtroppo nel frattempo lei era morta, quindi non l’ho mai incontrata; ma, parlando con alcuni assistenti sociali che la conoscevano, ho saputo che i medici le avevano consigliato di abortire. Lei decise invece di darmi la vita. Anzi, avrebbe voluto creare quella famiglia che lei non aveva mai avuto, ma ha dovuto darmi in adozione con dolore».
Le tre ferite
Nella famiglia adottiva di Correggio (Reggio Emilia), Debora cresce con quella ferita dentro di sé («Mi hanno sempre detto fin da piccola che ero stata abbandonata, ho sempre saputo di essere stata adottata») alla quale se ne aggiunge una seconda: i genitori adottivi decidono di separarsi. «Io andai a convivere col mio ragazzo e decidemmo di sposarci, ma dopo due anni lui mi lasciò». Tre ferite che fanno male, ma in tutto questo qualcosa sembra tenere Debora aggrappata alla speranza: la musica. La rabbia verso la vita e i dolori patiti trovano infatti sfogo sul pentagramma: diplomata al conservatorio in flauto traverso, Debora intraprende una brillante carriera come musicista e autrice, collaborando con artisti e discografici importanti: «La musica era un po’ come una rivincita, un prendermi quello che non avevo avuto: essere finalmente accolta e apprezzata».
Come un prodigio
La fine del proprio matrimonio segna però anche la fine di ogni speranza: «Pensavo di essere io il problema – confessa Debora –, stavo chiusa in casa e piangevo sempre. Mi ripetevo che non ero di nessuno, nessuno mi voleva e che, anzi, volevo morire. E ho anche provato a farlo». Ma quando tutto intorno è buio, ecco che arriva uno spiraglio di luce grazie all’invito al matrimonio dell’amica e alla richiesta di mettere in musica il Salmo 139. Leggendo quelle parole, la giovane cantautrice capisce che tutte le certezze negative che aveva maturato dentro di sé erano false. Non era vero che non fosse di nessuno: era di Dio che l’aveva tessuta nel grembo di sua madre come un prodigio. E tutte le sue opere sono stupende e da lodare. Nasce così Come un prodigio, la canzone che dà inizio a tutto. O quasi. «Io volevo fare la rockstar e quasi mi vergognavo di quella canzone da chiesa – ricorda Debora –, poi tre anni dopo, nel 2014, ho letto il santino del mio battesimo e ho ritrovato proprio le stesse parole che avevo messo nel ritornello». Un segno che la strada intrapresa era quella giusta.
Tre dischi e quattro figli
Da allora Debora ha dedicato tutta se stessa alla musica non solo per dichiarare il suo sincero amore verso Dio, ma anche per trasmettere la conoscenza e la consapevolezza del progetto divino. Ed è così che è partito il Come un prodigio tour che la porta in giro per tutta Italia a raccontare la sua vita e suonare quelle canzoni nate spesso da ispirazioni improvvise: «Il brano Cristo nostra speranza, ad esempio, è nato mentre leggevo il messaggino che mi aveva inviato un sacerdote, chiedendomi una canzone sulla speranza: mentre lo leggevo, già canticchiavo. Diciamo che apro il sacco e prendo il dono». Un dono che negli anni si è trasformato nella pubblicazione di molti singoli e ben tre dischi, oltre a due libri «e quattro figli – aggiunge Debora –. Tutto questo grazie anche al “contratto” che ho fatto con san Giuseppe a Medjugorje: ho detto a san Giuseppe “tu guidami e io userò la musica per diffondere l’amore di Dio”».
L’aiuto di sant’Antonio
E se san Giuseppe ha ascoltato la sua preghiera, anche sant’Antonio non è stato da meno e ha avuto il suo ruolo soprattutto nell’aiutare la cantautrice e il marito Juri nel loro progetto di evangelizzazione che sta prendendo piede. «Ci siamo conosciuti in un gruppo di preghiera mariano ed entrambi seguiamo il percorso della divina volontà, secondo gli scritti di Luisa Piccarreta – racconta Debora –; nel 2016 ci siamo sposati e siamo andati a vivere in una casa di 50 metri quadri a Correggio». L’arrivo dei primi tre figli, il lockdown e il covid creano però seri problemi alla famiglia che prega per l’intercessione di san Giuseppe: «Tu trovi una casa per noi che abbia anche un salone per organizzare giornate spirituali e noi la apriremo a tutti». Alla ripresa del tour, nel giugno 2021, Debora si trova in provincia di Vicenza in un incontro organizzato da frati devoti a sant’Antonio e chiede aiuto anche a lui: «Ho fatto questa preghiera, col cuore: “Sant’Antonio, tu sei il Santo che aiuta a ritrovare le cose smarrite... Ecco, l’umanità ha smarrito il Regno della Divina Volontà, tu aiutaci a ritrovarlo”». E il segno agognato non tarda ad arrivare: dopo pochi mesi, infatti, la coppia viene a sapere che la diocesi di Modena e Carpi sta cercando una famiglia che vada ad abitare in comodato d’uso gratuito nella casa di una canonica, per gestire il vicino centro diocesano pastorale con salone, cucina, refettorio e 50 posti letto. «E dove si trova questa casa? Proprio nella parrocchia di Sant’Antonio, nel paese di Sant’Antonio in Mercadello».
Un progetto di comunità
Il progetto messo in piedi da Debora e Juri (con l’aiuto di san Giuseppe e sant’Antonio) si chiama «Piccolo regno come un prodigio» e ha ricevuto l’autorizzazione e la benedizione del vescovo della diocesi di Modena e Carpi. Molte le iniziative in campo, come, ad esempio, le giornate di spiritualità e formazione già programmate per il 2026: dopo quella tenutasi il 18 gennaio, seguiranno quella del 15 febbraio, dell’8 marzo e del 19 aprile e altre per l’intero anno. Durante gli incontri sono previsti momenti di catechesi e formazione tenuti da consacrati e laici, oltre a momenti di preghiera (S. Messa, S. Rosario), di lode, di adorazione e worship in musica. Chi vuole partecipare alle giornate, vivendo un’esperienza comunitaria con Debora e Juri, può inoltre anticipare l’arrivo al sabato che precede ogni appuntamento della domenica, pernottando nella struttura stessa in cui si svolgono gli incontri. Per maggiori informazioni è possibile scrivere a piccoloregnocomeunprodigio@gmail.com
I Catholic Music Awards
Nonostante i mille impegni e la numerosa famiglia, Debora non ha certo scordato il suo amore per la musica. L’ultimo singolo, pubblicato a dicembre, si intitola Il Paradiso sulla terra, un brano che chiude un 2025 pieno di gioie e soddisfazioni per Debora Vezzani, che si è aggiudicata ben due premi alla prima edizione dei Catholic Music Awards, un po’ gli Oscar della musica cattolica mondiale. «Ho vinto nella categoria miglior cantante femminile e in quella miglior canzone di catechesi-dottrina-magistero – conclude Debora –. In quest’ultima categoria è stata premiata la canzone Mother of God, un’Ave Maria in inglese con al centro del brano le parole evangeliche che Maria ha pronunciato all’arcangelo Gabriele quando ha ricevuto l’annunciazione, ovvero Fiat mihi secundum verbum tuum (“Avvenga per me secondo la tua parola”)».
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