16 Giugno 2026

Ma esiste il limbo?

Se lo chiede un nostro lettore, il quale, pur avendone sentito parlare, soprattutto in relazione ai piccoli morti senza Battesimo, sottolinea come nelle Scritture esso non venga, in realtà, mai citato.
Ma esiste il limbo?

© sedmak / Getty Images

«Si dice che Gesù sia disceso nel limbo per liberare i giusti. Ma il Vangelo non parla del limbo: come si spiega la cosa? E i bambini morti senza Battesimo finiscono nel limbo?».
Un lettore

Non so da dove abbia tratto la sua affermazione, ma nella tradizione cristiana si parla della discesa di Cristo agli inferi, non nel limbo. Così afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 633): «La Scrittura chiama inferi [...] il soggiorno dei morti dove Cristo morto è disceso, perché quelli che vi si trovano sono privati della visione di Dio. Tale infatti è, nell’attesa del Redentore, la sorte di tutti i morti, cattivi o giusti; il che non vuol dire che la loro sorte sia identica [...]. Gesù non è disceso agli inferi per liberare i dannati né per distruggere l’inferno della dannazione, ma per liberare i giusti che l’avevano preceduto». In tal senso, molte sono le rappresentazioni artistiche che raffigurano Gesù che prende per mano Adamo e lo fa uscire dagli inferi insieme ai patriarchi. 

Del limbo, invece, come giustamente dice il nostro lettore, non si parla nelle Scritture. Si tratta di un’ipotesi teologica nata per risolvere un problema: secondo il Vangelo, nessuno si può salvare senza il Battesimo (cfr. Gv 3,5; Mc 16,16). E se qualcuno vive rettamente la sua esistenza, ma senza conoscere Gesù? E i bambini che muoiono prima di essere battezzati? Che il loro destino sia la pena eterna appare davvero assurdo. Per questo si è introdotta la concezione del limbo, un luogo non di sofferenza, nel quale tuttavia non si può godere della visione di Dio (come invece in paradiso). Senza addentrarci nel dibattito, mi pare molto interessante il documento La speranza per la salvezza per i bambini che muoiono senza Battesimo, pubblicato nel 2007 dalla Commissione Teologica Internazionale e approvato da papa Benedetto XVI, che esamina la questione in senso storico, biblico e teologico.

Il problema centrale è come conciliare la volontà salvifica universale di Dio con il fatto che il Battesimo è mezzo necessario per essere liberati dal peccato (cfr. n. 4). Un passaggio decisivo del documento richiama il n. 22 della Costituzione Gaudium et Spes del Concilio vaticano II: «Cristo, infatti, è morto per tutti e la vocazione ultima dell’uomo è effettivamente una sola, quella divina, perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire associati, nel modo che Dio conosce, al mistero pasquale». In tal senso, «la necessità del sacramento non è assoluta. Ciò che è assoluto è la necessità per l’umanità di Cristo stesso. Ogni salvezza ci viene da lui e quindi, in qualche modo, attraverso la Chiesa» (n. 82). E conclude: «Ciò che ci è stato rivelato è che la via di salvezza ordinaria passa attraverso il sacramento del Battesimo», eppure «esistono forti ragioni per sperare che Dio salverà questi bambini, poiché non si è potuto fare ciò che si sarebbe desiderato di fare per loro, cioè battezzarli nella fede e nella vita della Chiesa» (cfr. n 103).

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Data di aggiornamento: 16 Giugno 2026
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