L’eclissi della pietà
Guerre, brutalità, nefandezze di ogni genere portano con sé il ritorno di una parola che incarna il lato peggiore della nostra storia: la disumanizzazione del nemico, dell’altro da noi. Ma di che cosa si tratta? Se lo chiedete a Google, vi risponde che questo termine indica lo «svuotamento della vita umana da ogni spiritualità e senso morale e quindi da ogni dignità». Se approfondite, scoprite che privare il «proprio bersaglio» di «connotati umani» fa parte di una strategia pianificata per poter poi colpire le vittime senza provare alcuna pietà. Ma è esagerato usare oggi il termine disumanizzazione? Qui ognuno può interrogare se stesso: abbiamo letto di decine di migliaia di donne e bambini palestinesi sterminati dai missili a Gaza, abbiamo visto in televisione ostaggi israeliani denutriti, liberati in spettrali cerimonie. Poi c’è quello che non ci viene fatto vedere: quanto accaduto nelle trincee dell’Ucraina o in altre zone dove si combatte ferocemente, come il Congo o il Sudan. Dov’è finita in tutti questi casi l’umanità?
Si potrà obiettare che la barbarie è il riflesso della «logica omicida» delle guerre contemporanee che da tempo non distinguono tra militari e civili. Ma la crudeltà riemerge pure in altri contesti. Basti pensare alle fosse comuni trovate in Libia coi corpi di migranti abusati e torturati da milizie che sfruttano il loro sogno di raggiungere l’Europa. Oppure possiamo spostarci oltre Atlantico, negli Stati Uniti. Qui si entra in una dimensione diversa, quella dell’uso politico di gesti brutali. Mi riferisco alle foto diffuse dalla Casa Bianca di migranti espulsi in catene dal Paese. Il senso dell’operazione mediatica è chiaro: quella contro le «presenze illegali» negli Usa è anch’essa una guerra che Trump intende portare avanti con ogni mezzo. Da noi si sono viste le immagini dei «deportati» spediti in Guatemala. Quasi nessuno invece ha parlato del primo «carico» di indiani che sono rimasti incatenati e ammanettati a bordo di un velivolo per ben 40 ore, trattati come criminali pericolosi, senza aver commesso alcun grave reato.
Parlando sempre di Trump, che dire della sua idea di realizzare una lussuosa «Riviera del Medio Oriente» sulle rovine di Gaza? Una risposta definitiva l’hanno data due professori di studi ebraici dell’Università di Parigi. «È ignobile pensare di costruire un resort sopra un cimitero» hanno scritto con parole che non richiedono ulteriori commenti. Da ultimo segnaliamo la decisione dell’amministrazione Usa di bloccare di fatto l’attività dell’agenzia per gli aiuti internazionali. Una misura che ha messo in crisi pure le iniziative umanitarie di volontariato della Chiesa Cattolica. Ricordate poi il famigerato «Agente Arancio», il diserbante chimico usato dagli americani nella Guerra del Vietnam? È un veleno che ha colpito quasi 3 milioni di persone. In tempi recenti era stato raggiunto un accordo tra Usa e Vietnam per la bonifica e il sostegno alle vittime. Ora si ferma pure quest’atto di riconciliazione.
E qual è l’antidoto a questa «eclissi della pietà»? Intanto immaginarla come un oscuramento solo temporaneo. E rilanciare fraternità, solidarietà, empatia, che significa far proprio «il dolore degli altri».
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