Missione speciale in Sud Sudan
Il signor Julius Kirya ha una missione speciale, più pericolosa e più importante di quella di uno 007. Per compierla, viaggia in lungo e in largo per il suo Paese, il Sud Sudan, uno dei luoghi più tormentati dai conflitti etnici, dalla povertà e dalla violenza al mondo. La sua missione è cercare il bene più prezioso, i diamanti sepolti nel fango: ragazzi, e soprattutto ragazze, che nei villaggi, e persino nei campi profughi, hanno nel cuore il sacro fuoco dell’insegnamento, anche se ancora non lo sanno. Il signor Julius è un vero e proprio talent scout e il suo obiettivo è quello di risollevare le sorti del suo Paese facendo funzionare il sistema scolastico. In Sud Sudan solo un terzo della popolazione è alfabetizzato, a causa delle guerre e degli sfollamenti. Le scuole sono poche e fatiscenti, l’insegnamento è di scarsissima qualità. È uno dei Paesi più poveri del mondo, nonostante abbia grandi ricchezze naturali e minerali e una popolazione giovanissima: il 41% dei suoi abitanti ha meno di 14 anni. Che miracolo sarebbe se tutti quei ragazzi potessero studiare, farsi strada nel mondo!
Il Signor Julius è un insegnante e operatore del Solidarity Teacher’s Training College (STTC) di Yambio, capitale del governatorato dell’Equatoria Occidentale, al confine con la Repubblica Democratica del Congo. STTC è il college per insegnanti più importante del Paese, istituito nel 2016 dal Solidarity with South Sudan, che opera a nome della Conferenza episcopale Sudan e Sud Sudan. Non solo fornisce una preparazione di qualità ai futuri insegnanti, ma cerca fondi per far studiare i giovani talenti, che non potrebbero permetterselo. Una missione vitale per un Paese in crisi, che Caritas sant’Antonio sta sostenendo da circa due anni.
Per portare a termine il suo lavoro, il signor Julius viaggia su una rete stradale in rovina, alla mercé di bande di violenti, su mezzi di ogni tipo, dai camion di passaggio ai fatiscenti autobus pubblici, dall’aereo alle barche per raggiungere i villaggi più remoti. Ovunque cerca i suoi ragazzi d’oro, a prescindere dall’etnia e persino dalla nazionalità, per i motivi esattamente opposti per cui le etnie si fanno la guerra: trovare ciò che unisce, ciò che promuove la comune umanità oltre le differenze e i rancori. Tra i suoi ragazzi e ragazze sono tanti anche i profughi del vicino Sudan, riparati in Sud Sudan per fuggire alle guerre. Un’apertura immensa in un Paese poverissimo che ha oltre 2 milioni di sfollati interni e quasi 300 mila sfollati dal Sudan, su 12 milioni di abitanti.
Il signor Julius parla fluentemente cinque lingue e, quando si approccia alle persone, sa come prenderle, perché è uno di loro e la sofferenza del suo popolo segna anche la sua carne: «Quando i combattimenti sono scoppiati a Kajo Keji, la mia città – racconta –, mia moglie mi ha raggiunto al telefono mentre stavo lavorando lontano, a Tombura: i ribelli stavano circondando il villaggio ed era costretta a fuggire». Giorni di angoscia e una lunga e difficile ricerca prima di riuscire a ritrovare la sua famiglia in un campo profughi in Uganda.
Dopo molti anni che fa reclutamento, il signor Julius viene accolto come una piccola celebrità in ogni angolo del Sud Sudan dagli ex allievi STTC, che ora lavorano in buona parte nelle scuole statali. «Ovunque vada trovo sempre un alloggio – racconta –. In tanti anni ho avuto la meravigliosa opportunità di assaggiare tutti i tipi di cucina sudanese nelle case e nelle parrocchie». La diversità, ne è convinto il signor Julius, non dev’essere motivo di guerra. La difficoltà più grande è convincere i padri a far studiare le ragazze, che in Sud Sudan sono sottomesse e fonte di reddito per le famiglie. E tante sono davvero brave. In questi casi la leva della borsa di studio può far la differenza e cambiare atteggiamenti ancestrali. Non è l’unica conseguenza positiva di un lavoro di questo tipo. STTC si sta rivelando anche una scuola di pace: «Da noi, ragazze e ragazzi di ogni etnia (solo in Sud Sudan ce ne sono almeno 60) sperimentano la convivenza, apprendendo la cultura, le tradizioni e la cucina degli altri. Non imparano solo a essere bravi insegnanti, ma a diventare costruttori di pace per le generazioni che verranno».
Segui il progetto su www.caritasantoniana.org.
Prova la versione digitale del «Messaggero di sant'Antonio»!