Confessione e Comunione
«Caro direttore, sono un uomo di 59 anni e ho un’esperienza, relativa alle confessioni, da raccontarle: mi sono confessato un venerdì e ho ricevuto l’assoluzione dei miei peccati; purtroppo, il giorno dopo ho commesso un peccato grave. A quel punto, la domenica successiva, non avrei potuto fare la Comunione, se non fosse per il fatto che a circa un quarto d’ora dall’inizio della Messa, ho incontrato un prete, al quale ho chiesto se mi avesse potuto confessare. La risposta è stata affermativa ma, durante la confessione, una volta detto il mio peccato, con mia grande sorpresa, egli mi ha detto che avrei potuto fare la Comunione anche senza confessarmi. Ritengo le sue parole a dir poco deludenti e spiazzanti e chiedo a lei che cosa ne pensa: può un cristiano fare la Comunione anche avendo sulla coscienza un peccato grave?».
Lettera firmata
In generale, quando si è consapevoli di un peccato grave, prima di accedere alla Comunione occorre la confessione sacramentale, come è detto nel Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1385); inoltre non è mai opportuno far passare l’idea che nonostante una persona abbia commesso un peccato grave può accedere senza problemi alla Comunione. È vero, tuttavia, che ci sono delle circostanze in cui, consapevoli di un peccato grave, si può accedere alla Comunione senza premettere la confessione, (pur rimanendo l’obbligo di confessarsi quanto prima). Ecco quanto si trova nel Codice di Diritto Canonico, al n. 916: «Colui che è consapevole di essere in peccato grave, non celebri la Messa né comunichi al Corpo del Signore senza avere premesso la confessione sacramentale, a meno che non vi sia una ragione grave e manchi l’opportunità di confessarsi; nel qual caso si ricordi che è tenuto a porre un atto di contrizione perfetta, che include il proposito di confessarsi quanto prima».
Le circostanze per accedere alla Comunione anche consapevoli di peccato grave sono due: la mancanza di un confessore e la presenza di una ragione grave o di una urgente necessità. Che cosa si intende con questo? Un caso chiaro è quello del prete che deve celebrare la Messa e non potrebbe farlo perché consapevole di peccato grave: se impossibilitato a confessarsi prima, celebra lo stesso e quanto prima si va a confessare (la ragione grave è data dalla necessità pastorale di celebrare la Messa per i fedeli). Di per sé non è una ragione grave quella di fare la Comunione durante la Messa a cui si partecipa, ma lo può diventare se non farlo è lesivo di «qualche altro bene dovuto secondo giustizia alla persona (come la buona fama, quando vi è il rischio di diffamazione), oppure il bene della salvezza degli altri (messo a repentaglio da possibili scandali, nel senso proprio e tradizionale di comportamenti che oggettivamente danno cattivo esempio)» (cfr. Carlos José Errázuriz, Disposizioni richieste per ricevere l’Eucaristia, in «Ius Ecclesiae» XIX, p. 51).
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