L’Eucaristia è un mistero che va oltre la nostra comprensione. Prendiamo, allora, esempio da san Francesco, che dinanzi a essa era pieno di stupore e traeva la forza per essere testimone di misericordia, fraternità e pace.
C’è bisogno di andare oltre le apparenze e il dolore, che tenta di pervadere l’esistenza, per poter gustare la vita. La via è quella della bellezza, che può essere incontrata da un occhio attento mosso da un cuore aperto, anche se magari ferito. Da un cuore come quello di Pietro, bambino di 7 anni, che vive con la madre Aurora, desideroso di trovare il padre che non ha mai conosciuto e alle prese con una malattia che lo costringe spesso in ospedale.
Se lo chiede un nostro lettore, il quale, pur avendone sentito parlare, soprattutto in relazione ai piccoli morti senza Battesimo, sottolinea come nelle Scritture esso non venga, in realtà, mai citato.
Nel trattare il rapporto tra fede e scienza, spesso si parla con termini inappropriati e in modo superficiale. È necessario ripartire da un linguaggio adeguato e attento ai risultati teologici e scientifici, senza pregiudizi né imposizioni. Proprio questa è l’intenzione di Pietro Calore, giovane filosofo (classe 1995) che nel presente testo propone alcune lezioni da lui tenute per un corso di “Teologia problematica” per la Scuola di formazione teologica della diocesi di Orvieto-Todi.